Bankitalia: da restituire agli Italiani
di: Aliena, RINASCITA
Un venerdì 13, ti svegli e apprendi che una società privata amerikana – agenzia di valutazione Standard & Poor’s, il nome è tutt’un programma – ha stabilito il declassamento del tuo Paese, assieme a quello di mezza Europa, da degno di fiducia a inaffidabile.
Da debitore di serie A a debitore di serie B – e ciò vuol dire minori investimenti nei titoli di Stato, con annesse ripercussioni economico-finanziarie negative. “Potremmo ridurre (ancora) il rating se l’amministrazione tecnocratica fallisce nell’attuare riforme strutturali necessarie per aumentare il potenziale di crescita, sia a causa dell’opposizione di gruppi portatori di interessi speciali, sia nel caso in cui il mandato del governo dovesse venire interrotto prima della scadenza” minacciano dalla suddetta agenzia.
In parole povere: mani in alto, questa è una speculazione. Liberalizzazioni o morte; flessibilità sul lavoro o paralisi indotta; governo tecnocratico o anarchia. Anche le pistole fumanti di Fitch e Moody’s potrebbero gettare ulteriore discredito sul nostro conto, avvicinando pericolosamente l’Italia alla voragine di un default.
Com’è stato possibile giungere a tal punto? Interi popoli tenuti sotto scacco da avidi mercanti, nazioni commissariate da illustri lacchè delle banche, svendita del patrimonio pubblico, povertà diffusa e generazioni senza futuro. Abbiamo la risposta in tasca e – nelle odierne circostanze – il peso della consapevolezza vale oro.
L’aureo metallo, che sino al luglio del 1944 era il bene di riferimento di ciascuna moneta sovrana in circolazione, costituiva la riserva valutaria degli Stati – i quali emettevano banconote in via proporzionale ai propri depositi preziosi. In quella data, presso una remota località turistica del New Hampshire – Bretton Woods – fu tenuta la Conferenza monetaria e finanziaria delle Nazioni unite, cui presero parte i delegati di 44 nazioni alleate. Fu concordato un nuovo ordine monetario, basato sull’unicità del dollaro quale moneta convertibile in oro; tutte le altre valute potevano essere commutate esclusivamente in dollari. Videro la luce il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale – istituzioni operative dal 1946 – e tre anni più tardi, fu sottoscritto a Ginevra l’accordo per liberalizzare il commercio internazionale: Gatt (General Agreement on Tariffs and Trade), dal ’95 evolutosi come organizzazione nel Wto (World Trade Organization).
In conseguenza degli Accordi di Bretton Woods, “all’inizio degli anni Settanta, l’80% delle riserve valutarie di tutti gli Stati del mondo erano costituite da dollari. Stati Uniti d’America e Inghilterra contribuirono per l’80% alla costituzione del Fmi, e ovviamente ne condizionarono l’attività in maniera determinante. Ma l’Inghilterra non era più quella di una volta, e quindi ne approfittarono gli Stati Uniti che cominciarono a stampare più dollari che giornali, dato che era la loro moneta a garantire l’equilibrio del sistema; ma così facendo ben presto anche il dollaro non ebbe più la convertibilità in oro. Inoltre, i primi biglietti erano dello Stato (recavano la scritta United States), poi a partire dal 1963 diventarono privati, cioè della Federal Reserve. Infine, il 15 agosto 1971, Nixon annunciò – a Camp David – la decisione di sospendere la convertibilità del dollaro in oro e perciò l’abrogazione unilaterale degli accordi di Bretton Woods ‘svincolò’ il dollaro dal cambio con l’oro. Questa data – Ferragosto del ’71 – costituisce una pietra miliare nella storia del denaro: è il momento cruciale per comprendere la vera natura della moneta. Da allora, infatti, il denaro è completamente ‘svincolato’ da ogni relazione con l’oro. Da allora, i paesi hanno continuato a stampare denaro, fondandolo senza una base ‘solida’, cioè sul nulla” [1].
Motivo di tale decisione unilaterale fu il rifiuto, da parte dei paesi arabi dell’Opec (Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio), di accettare il pagamento in dollari; reclamarono oro in cambio del petrolio, oro che non esisteva, poiché il corrispettivo dei verdoni in circolazione era di gran lunga superiore alle 200mila tonnellate di nobile metallo giacenti nei depositi mondiali. “Con lo stardard aureo, questo straordinario incremento globale di liquidità sarebbe stato impossibile a causa della presenza di meccanismi di regolazione automatici. Per esempio, se l’Inghilterra avesse avuto un deficit commerciale persistente con la Francia, l’oro inglese sarebbe finito nei forzieri francesi. Con questo oro la Francia avrebbe potuto proporzionalmente espandere la sua base monetaria in modo da stimolare una crescita economica,












