lunedì 23 gennaio 2012

La morsa di Standard & Poor’s


La morsa di Standard & Poor’s
di Giacomo Gabellini - 22/01/2012

Fonte: statopotenza 





Come è noto, in questi ultimi giorni l’agenzia Standard & Poor’s ha dapprima calato la propria scure su nove paesi dell’Eurozona – Austria, Francia, Spagna, Portogallo, Cipro, Malta, Slovacchia, Slovenia ed Italia – per poi bersagliare, declassandolo da AAA ad AA+, il fondo salva stati Efsf. La Gran Bretagna non subisce invece alcuna revisione in negativo, malgrado il debito aggregato accumulato da Londra sfiori il 250% di un Prodotto Interno Lordo che è a sua volta costituito, in larga parte, dagli istituti di credito della City (che versano in condizioni non migliori rispetto alle restanti banche europee).

Ma ciò non stupisce, dal momento che gli stessi analisti di Standard & si erano guardati bene dal mettere in discussione l’affidabilità della banca d’affari Lehman Brothers, che godette del massimo giudizio fino alla fine dell’estate 2008, a poche settimane dalla bancarotta, e della compagnia assicurativa AIG, cui era stato affibbiato e mantenuto il giudizio A3 fino a una paio di giorni prima che la Federal Reserve erogasse un prestito di 85 miliardi di dollari per salvarla dal fallimento.
Appare quindi difficile credere, nonostante i reiterati proclami dei suoi dirigenti di punta, che l’agenzia in questione emetta i propri giudizi al netto di qualsiasi considerazione politica, così come è difficile credere lo stesso rispetto alla potente banca d’affari Goldman Sachs, che nei mesi scorsi ha inviato una lettera – poi arrivata, guarda caso, ai principali organi di informazione – ai propri azionisti invitandoli a “snobbare” i titoli di debito erogati dai paesi europei.
Considerati singolarmente, questi segnali potrebbero effettivamente preannunciare l’imminenza di una maestosa manovra speculativa, che l’Unione Europea potrebbe agevolmente abbattere piegando le strenue resistenze tedesche per poi esercitare forti pressioni sulla Banca Centrale Europea, che acquistando titoli di debito dei paesi membri dell’eurozona scoraggerebbe le vendite allo scoperto e renderebbe la pariglia agli speculatori, facendoli apparire come quegli “stolti” descritti da Mao Tze Tung, quelli cioè che «Sollevano pietre che poi ricadono sulla loro testa». Ma sarebbe superficiale e, in fondo, estremamente autoconsolatorio assecondare un così rigoroso minimalismo, riducendo le operazioni finanziarie in atto alla mera speculazione internazionale, che sferra i propri attacchi con l’unico obiettivo di incamerare liquidità al minor sforzo possibile.
L’attuale congiuntura storica sta infatti conoscendo sconvolgimenti geopolitici letteralmente epocali, che tirano in ballo interessi capitali e configgenti tra loro specialmente per quanto riguarda la ridefinizione di un assetto mondiale che rispecchi gli effettivi rapporti di forza internazionali. L’economia rappresenta quindi un terreno di battaglia primario, in cui la speculazione finanziaria segue giocoforza strategie politiche pianificate nei più influenti ambienti mondiali (Gruppo Bilderberg, Commissione Trilaterale, ecc.) che, nel caso specifico, fanno capo agli Stati Uniti.
Non è un caso che allorquando Standard & Poor’s si azzardò a tagliare il rating degli Stati Uniti, l’ira di Washington si abbatté sul Presidente Deven Sharma, che venne prontamente rimosso dall’incarico e sostituito con l’ex Amministratore Delegato di Citibank Douglas Peterson. In quel frangente gli Stati Uniti versavano in condizioni estremamente critiche, in cui il debito pubblico era giunto a lambire quota 15.000 miliardi di dollari (maggio 2011), spingendo il Segretario al Tesoro Timothy Geithner a decretare la sospensione del versamento ai fondi pensione dei dipendenti federali, in attesa che il Congresso approvasse un innalzamento del tetto massimo del debito. Il tetto venne innalzato il successivo 2 agosto, e conseguentemente il Tesoro ottenne l’autorizzazione tecnica per riprendere ad erogare obbligazioni. Ora dagli Stati Uniti sono cominciati a giungere tiepidissimi segnali di ripresa occupazionale ma nei prossimi mesi molti Buoni scadranno, e il problema che il governo si troverà ad affrontare sarà quello di piazzare gli oltre 10.000 miliardi di dollari di titoli che verranno emessi dal Tesoro.
L’attacco concentrico sferrato da Standard & Poor’s e Goldman Sachs – cui andranno presumibilmente ad aggregarsi le altre agenzie di rating Fitch e Moody’s, oltre alle grandi banche d’affari anglo-americaneJP Morgan ChaseCitigroup, ecc. – converge quindi, assai significativamente, verso gli interessi nazionali degli Stati Uniti, che usufruiranno della compiacenza garantita dalla prima (Standard & Poor’s) per mostrare, dinnanzi ai mercati internazionali, la solidità dei propri titoli a scapito di quelli europei, che si trovano sotto il fuoco speculativo della seconda (Goldman Sachs).
E Barack Obama, dal canto suo, potrà incassare la relativa plusvalenza strategica a pochi mesi dalle elezioni presidenziali. Nonostante il Commissario agli Affari Economici e Monetari dell’Unione Europea Ollie Rehn si renda conto che compagnie come Standard & Poor’s siano «non istituti di ricerca imparziali ma soggetti che hanno i loro interessi e svolgono il loro ruolo molto in linea con il capitalismo finanziario Usa», le istituzioni politiche ed economiche dell’Eurozona (governi, banche centrali e private, ecc.) anziché rispondere al fuoco non solo non rinnovandole, ma liquidando le esorbitanti riserve di titoli statunitensi detenute nei propri forzieri allo scopo di ottenere la liquidità necessaria per togliere dal mercato i titoli emessi dei paesi ad essa aderenti, incassano i colpi del tutto passivamente, e molto probabilmente finiranno per fare l’unica cosa di cui sono capaci, ovvero stringere ulteriormente il capestro che sta lentamente soffocando gran parte del tessuto sociale europeo in nome della cosiddetta “austerità”, nuovo dogma che ben descrive lo zeitgeist contemporaneo.

DALLA RIVOLTA SOCIALE ALLA MONETA DI POPOLO


SICILIA: DALLA RIVOLTA SOCIALE ALLA MONETA DI POPOLO

http://cuibevitapalermo.blogspot.com/2012/01/sicilia-dalla-rivolta-sociale-alla.html

Con l' inizio della mobiitazione dei Forconi e degli autotrasportatori di Forza d' Urto in Sicilia, si apre una stagione di proteste, pacifiche ma dure che costelleranno presto il territorio nazionale. Tassisti, edicolanti, agricoltori, pastori e camionisti stanno con i fatti dimostrando che il popolo italiano non accetterà supino le politiche del default di Draghi e Monti.
Roberto Fiore di Forza Nuova ha dichiarato: " il passaggio successivo e' la sovranità monetaria" "In assenza di sindaci o autorità regionali che abbiano il coraggio di salvare attraverso l' adozione di monete comunali emesse a credito le economie rovinosamente danneggiate dalla crisi, può essere lo stesso movimento agricolo siciliano o un insieme di categorie ad emettere buoni equivalenti al denaro".
Un esperimento simile e di successo fu compiuto anni fa dal Prof Auriti in Abruzzo: in quella occasione nessuna autorità appoggiò l' inziativa, ma l' accordo e la solidarietà dei cittadini surrogò i politici assenti e creò di fatto una moneta di popolo". Le tragicomiche parole di Draghi sulla gravità della situazione ( Draghi è fra i maggiori responsabili assieme a Monti della crisi) ci confermano che il popolo non deve attendere soluzioni da chi ha affondato la nave, ma deve prendere in mano il proprio destino".
 
Oltetutto Fiore ricorda che nello Statuto Siciliano è presente con l' Art 17 una normativa che consente alla Regione la possibilità di disciplinare il credito; con l' art 41 si afferma poi che la Regione può emettere prestiti interni.
 " Ma se la Regione, come noi pensiamo preferirà i poteri bancari e Monti agli agricoltori siciliani- ha concluso l' On Fiore- ben venga la moneta popolare siciliana." 
Forza Nuova Sicilia
Ufficio stampa

2011: l'anno peggiore


2011: l'anno peggiore
di Ida Magli
ItalianiLiberi | 05.01.2012
http://www.italianiliberi.it/Edito11/2011-anno-peggiore.html

  Con il 2011 si è chiuso l’anno peggiore della storia d’Italia dalla fine della seconda guerra mondiale. Abbiamo perduto la democrazia, abbiamo perduto l’indipendenza, siamo diventati poveri, ci troviamo nella condizione assurda di essere “rappresentati” da parlamentari che hanno tradito il mandato ricevuto dai cittadini. Parlamentari che avevano due strade legittime da seguire di fronte alla nomina irrituale da parte del Capo dello Stato di un governo non eletto da nessuno: non dargli la fiducia in Parlamento, oppure dimettersi tutti dal proprio incarico rinviando le scelte ai cittadini. Non l’hanno fatto, e continuano a mantenere in vita un governo illegittimo affermando con ogni loro Sì di essere incapaci di fare il proprio lavoro delegandolo ad altri, e prendendo anche di conseguenza uno stipendio cui non hanno diritto.
  Questa è la situazione. Ne consegue - e non poteva non essere così – che è stato instaurato un governo dispotico, il quale, come ha affermato pubblicamente, non deve rispondere a nessuno di ciò che fa (un tempo almeno i sovrani, pur essendo assoluti, dicevano di rispondere a Dio delle proprie azioni) e che, sotto le vesti grottesche di una finta democrazia, esercita un potere inquisitorio, poliziesco, nel quale è stata abolita ogni libertà d’azione e ogni sfera privata. I controllori del fisco e i banchieri sono stati appositamente trasformati in un nuovo corpo di polizia al servizio del governo.
  Non c’è nessuna giustificazione possibile. Ogni volta che i detentori del potere hanno instaurato il dispotismo, il terrorismo di stato, hanno sempre esibito dei buonissimi motivi. I governanti attuali non fanno eccezione. La ricerca bancaria  dell’evasione fiscale è soltanto una forma moderna di ricerca, da parte dell’ Inquisizione, dell’osservanza del precetto pasquale con relativa condanna pubblica sul ponte San’Angelo. Cambiano le persone, ma i detentori del potere sono sempre uguali: sono sicuri e si compiacciono del proprio potere soltanto se opprimono i sudditi.
  Cosa possiamo fare? L’ho già detto più volte e debbo necessariamente ripetermi: sul piano della legittimità gli unici che possono farci uscire da questa situazione sono i parlamentari: votino No anche soltanto a una norma del governo Monti, quella sull’uso del denaro contante e dell’obbligo di aprire un conto corrente se si superano i mille euro. Metterebbero fine all’illegittimità della propria condotta con la semplice, ma nobile, rivendicazione del diritto alle libertà democratiche.
E il debito pubblico? Su quello non c’è nulla da aggiungere a quanto tutti sanno benissimo: bisogna tornare alla sovranità monetaria, quindi alla lira. Pochi giorni fa in un’intervista sull’Avvenire, Lucio Caracciolo l’ha spiegato con concise, limpide parole: per l’euro non c’è speranza. Stiamo buttando denaro, sacrifici, addirittura le vite di coloro che si suicidano a causa della crudelissima stretta del credito, in un enorme “vuoto”: le ambizioni dei costruttori della moneta unica. Basta, non possiamo aspettare più. La massima responsabilità nelle disavventure della storia è sempre spettata in primo luogo, non ai massimi detentori del potere, ma a coloro che, potendolo, non si sono opposti ai loro accessi di follia. 
Ida Magli
www.italianiliberi.it
Roma, 04 Gennaio 2012

RIZZO: USCIAMO DALLA UE


RIZZO: USCIAMO DALLA UE, CI TRATTANO DA COLONIA

Da "IL MESSAGGERO" di venerdì 20 gennaio 2012
L`INTERVISTA 
Rizzo: usciamo dalla Ue, ci trattano da colonia 
di ETTORE COLOMBO 
ROMA - «L`Italia deve uscire dalla Ue, che oggi è solo l`Europa delle banche e dei banchieri, non dei popoli. E ogni partito comunista che si rispetti non può che lavorare per questo obiettivo».
Marco Rizzo ha fondato un nuovo partito comunista, Comunisti-Sinistra Popolare, che organizza, con la presenza di delegazioni di diversi partiti comunisti europei oggi all`opposizione nei loro Paesi, un focus sulla situazione europea che si apre oggi a Roma. Il titolo è già tutto un programma: «Contro Monti, contro la Ue, contro la Nato. Per il Socialismo».
«Siamo contro la Ue e contro l`Europa dei banchieri». spiega Rizzo.
Marco Rizzo «Avremmo dovuto fondare l`Unione dei popoli, diceva una volta Fausto Bertinotti, ma non s`è mai vista. Fatica inutile. Ora dalla Ue bisogna uscire».
Con chi ce l`ha? «Con la cricca europeista composta da banchieri, agenzie di rating e grandi istituzioni europee che ci trattano - a noi come agli spagnoli, ai portoghesi e ai greci e tra poco anche ai francesi come colonie da colonizzare. Monti è peggio di Berlusconi, ma è solo un loro terminale, non conta nulla. Le decisioni le prende il direttorio Bruxelles-Francoforte e l`asse Berlino-Parigi, presto neppure più quello, solo Berlino. La politica non esiste più».
C`è tutta una sinistra radicale che protesta. Rifondazione, Pdci, altri.
Perché non vi mettete insieme? «La Federazione della Sinistra punta solo a un accordo elettorale con il Pd per conservare se stessa e quello che resta dei loro apparati e delle loro burocrazie politiche. Il nostro partito, che è composto solo da compagni e compagne volontari, non mira a posti e tantomeno a seggi. Con il Pd ogni alleanza è impossibile.
La rottura con questi soggetti della sinistra è nata proprio sulla loro spasmodica ricerca di alleanze per sopravvivere.
Noi stiamo con i partiti comunisti fratelli di tutt`Europa come quelli del Kke greco, oggi in forte ascesa».
Ma vi presenterete alle elezioni? «Vedremo. Bisogna usare le elezioni per costruire un partito comunista, non fare l`inverso, cercando accordi elettorali a tutti i costi per cercare di far sopravvivere partiti comunisti finti come Prc e Pdci. Bisogna dare vita a un nuovo blocco sociale composto da lavoratori, sfruttati, pensionati e tassisti».
Tassisti? «Si. La classe operaia è stata sconfitta, ora vogliono sconfiggere tutti gli altri. lo sto con i tassisti, che non sono la casta o la cricca italiana o europea, ma una classe di lavoratori sfruttati e sottopagati».

domenica 22 gennaio 2012

La BCE è impegnata in un massiccio QE


Un interessante articolo di Marshall Auerback su Economonitor commenta lo strisciante ma massiccio QE della BCE, insieme agli effetti destabilizzanti dell'austerità...

di Marshall Auerback - Così le agenzie di rating hanno finalmente dato corso alla grande minaccia e hanno declassato una serie di rating del credito della zona euro, tra cui Francia e Austria, che tutt'e due hanno perso il loro agognato status di tripla AAA. Italia, Portogallo e Spagna sono state declassate di altre due tacche.

Cosa significa e perché è importante?

Gli investitori (spesso male informati) usano le agenzie di rating come Fitch, Moody's e S&P come indicatori del rischio di default di un paese. I paesi che ricevono un basso rating del credito sono in svantaggio quando vendono titoli perché gli acquirenti non pagheranno più di tanto per le obbligazioni di un paese percepito come a rischio. In effetti, le agenzie di rating sono in grado di costringere i paesi ad adottare politiche che vengano incontro agli investitori delle agenzie di rating. Un governo compiacente reagisce spesso come il cane di Pavlov alla minaccia o all'attuazione di un downgrade, mettendo da parte gli interessi dei suoi cittadini e iniziando a introdurre dei tagli discrezionali di bilancio, sia aumentando le tasse che tagliando la spesa.

La mia opinione è che il downgrade del rating determina un circolo vizioso in cui i paesi finiranno per adottare politiche che metteranno le loro economie ancora più a rischio di quanto non lo fossero già. La ragione di questo è che in Europa c'è una struttura finanziaria difettosa che non può essere risolta con misure di austerità, perché è incapace di gestire degli enormi shock esterni nella domanda di beni e servizi da parte dei consumatori.

"Forconi" a Monti: ora moneta popolare



"Forconi" a Monti: ora moneta popolare 

MARIO MONTI, LOBBISTA DEI BOMBANCHIERI DELLA NATO



Mario Monti: lobbista dei bombanchieri della Nato

Cresce l’interesse delle multinazionali finanziarie per i business “poveri”, dalle pensioni agli ammortizzatori sociali. Tutto diventa occasione per privatizzazioni, imposizione di conti correnti e carte di credito (vedi la “flexsecurity”). Bisogna “liberalizzare”, ma le assicurazioni diventano obbligatorie su tutto: oltre alle casalinghe, ora anche i professionisti devono essere assicurati e gli automobilisti, invece che un tagliando, dovranno avere un microchip.
L’assalto del lobbying bancario ai business poveri ha determinato che ora si trovi nel mirino anche la categoria dei tassisti. La “liberalizzazione” dei taxi è già avvenuta da anni negli Stati Uniti, dove i tassisti sono ormai quasi tutti degli immigrati. Lavoratori indiani, pakistani o slavi sono stati costretti nel proprio Paese ad indebitarsi con qualche agenzia finanziaria, per essere poi indotti ad emigrare in modo da riuscire a pagare almeno gli interessi sul proprio debito. L’emigrazione non è una scelta, ma una conseguenza dell’indebitamento personale; e se la “corporazione” dei tassisti non si toglie di mezzo, le agenzie finanziarie non avranno modo di farsi ripagare i debiti. Va da sé che le agenzie finanziarie fanno quasi tutte parte di sottogruppi di grandi banche internazionali.[1]
Si consideri quanto la questione dei migranti renderà agevole governare questa “liberalizzazione”, che verrà ridotta a conflitto etnico-razziale, mettendo le vittime le une contro le altre. Contro la “corporazione” dei tassisti potrà quindi essere utilizzata anche l’accusa di razzismo e xenofobia.

MARIO MONTI MASSONE A SUA INSAPUTA


MARIO MONTI MASSONE A SUA INSAPUTA/Sulle tracce del Massone anglofilo Mario Monti. Parte I. Paradosso dei paradossi: Mario Monti, appena reduce da incontri con Fratelli inglesi della City per chiedere fraterno soccorso, si reca da Lilli Gruber a “OTTO e MEZZO” e dichiara: “Io Massone? Ma se non so nemmeno bene cosa sia la massoneria…” 


C’è da scompisciarsi.
Ma lo faremo solo nelle parti successive di questa serie che inauguriamo oggi: “Sulle tracce del Massone anglofilo Mario Monti”.
Le frasi esatte uscite dalla bocca immacolata del Premier italiano, in risposta a Lilli Gruber durante la puntata “OTTO e MEZZO” del 20 gennaio 2012, sono le seguenti:
Presidente, ma lei e' massone? "Ho visto anch'io quel risultato su Google ma non e' il primo. Prima c'e' Bocconi, quest'altro e' arrivato solo da quando sono temporaneamente assurto a notorietà nazionale", scherza ancora il presidente del Consiglio rispondendo alla domanda sul risultato quando si interroga il motore di ricerca con il suo nome. A ogni modo, e' la risposta, "non so bene cosa sia la massoneria. Io so di certo di non essere massone e non saprei neanche come valutare o accorgermi se uno lo e'". In fin dei conti, ironizza, "per una persona banale e concreta come me e' un concetto un po' evanescente".
Per ora ci limitiamo a registrare queste parole, riservandoci a breve un adeguato commento.
In questa sede possiamo solo osservare che, dopo i Ministri che ricevevano in regalo appartamenti o viaggi a loro insaputa, adesso l’Italia ha un Premier che èMASSONE A SUA INSAPUTA
Forse l’avranno consigliato di parlare così i Fratelli inglesi della City di Londra (“negare, sempre negare, anche di fronte all’evidenza”, come del resto suggeriva Licio Gelli ai fratelli piduisti, se colti con il sorcio in bocca e il nome in qualche lista) dai quali il Massone anglofilo Monti è appena andato a chiederefraterno soccorso per il suo traballante percorso di statista.
Purtroppo, Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, opera del semi-massone Carlo Collodi, rappresentano in Italia un libro molto letto e molto imitato, specie per quel che concerne le parte più drammatica e satirica del romanzo, quella in cui al famoso burattino cresce smisuratamente il naso ogni volta che afferma quello che pensa gli faccia comodo in luogo di ciò che è.
Chissà perché, nessuno si sofferma adeguatamente sulle conseguenze di tali condotte, che condurranno il povero Pinocchio nelle grinfie del Gatto e della Volpe e persino di Mangiafuoco.
Alla prossima puntata.
I FRATELLI DI GRANDE ORIENTE DEMOCRATICO
[ Articolo del 21 gennaio 2012 ]

sabato 21 gennaio 2012

Dire addio all’euro, la tentazione dei finlandesi alle urne


I finlandesi vanno alle urne per le presidenziali e potrebbero mandare al ballottaggio un candidato anti euro, rendendo così le loro elezioni un referendum sulla moneta unica. Nei sondaggi un terzo dei cittadini ora ha un’opinione negativa dell’euro. Helsinki ha tenuto la tripla A e la sua posizione è determinante anche per il fondo salvastati. Così, proprio quando potrebbe iniziare a contare davvero di più a Bruxelles, la tentazione della Finlandia di mandare a quel paese i greci e tutti noi si fa sempre più forte. Ma qualsiasi cosa decideranno, questo è uno dei paesi col miglior sistema educativo al mondo e dove il 79% degli abitanti usa internet. Insomma non sarà becero populismo.

I finlandesi che domani potrebbero mandare al ballotaggio per le presidenziali un candidato anti euro, Paavo Matti Väyrynen, da opporre al più filo Bruxelles ex ministro delle finanze Sauli Niinistö, celebre nel Paese anche per essere sopravvissuto allo tsuanami del 2004, sono molto stanchi di dare soldi ai greci e più in generale ai Paesi periferici. Lo stesso ministro degli esteri finlandese Erkki Tuomioja ha bollato come "inutile e dannoso" l’accordo sull'unione fiscale europea, suscitando paure di una futura opposizione.  Così la situazione generale trasforma il voto di queste cinque milioni e mezzo di persone in un referendum sulla moneta unica e il futuro della Ue. Niinistö potrebbe vincere anche al primo turno o andare al secondo con altri rivali, mentre i candidati che vogliono lasciare l’euro, (perché assieme a Väyrynen dei centristi c'è anche Timo Soini dei populisti «True Finns») dovrebbero portare a casa circa un quarto dei voti. 

Imperativo restituire Bankitalia agli italiani

Il Belpaese è ora governato da aguzzini senza scrupoli, lacchè proni ai diktat degli speculatori internazionali

Bankitalia: da restituire agli Italiani


di: Aliena, RINASCITA

Un venerdì 13, ti svegli e apprendi che una società privata amerikana – agenzia di valutazione Standard & Poor’s, il nome è tutt’un programma – ha stabilito il declassamento del tuo Paese, assieme a quello di mezza Europa, da degno di fiducia a inaffidabile.
Da debitore di serie A a debitore di serie B – e ciò vuol dire minori investimenti nei titoli di Stato, con annesse ripercussioni economico-finanziarie negative. “Potremmo ridurre (ancora) il rating se l’amministrazione tecnocratica fallisce nell’attuare riforme strutturali necessarie per aumentare il potenziale di crescita, sia a causa dell’opposizione di gruppi portatori di interessi speciali, sia nel caso in cui il mandato del governo dovesse venire interrotto prima della scadenza” minacciano dalla suddetta agenzia.
In parole povere: mani in alto, questa è una speculazione. Liberalizzazioni o morte; flessibilità sul lavoro o paralisi indotta; governo tecnocratico o anarchia. Anche le pistole fumanti di Fitch e Moody’s potrebbero gettare ulteriore discredito sul nostro conto, avvicinando pericolosamente l’Italia alla voragine di un default.
Com’è stato possibile giungere a tal punto? Interi popoli tenuti sotto scacco da avidi mercanti, nazioni commissariate da illustri lacchè delle banche, svendita del patrimonio pubblico, povertà diffusa e generazioni senza futuro. Abbiamo la risposta in tasca e – nelle odierne circostanze – il peso della consapevolezza vale oro.
L’aureo metallo, che sino al luglio del 1944 era il bene di riferimento di ciascuna moneta sovrana in circolazione, costituiva la riserva valutaria degli Stati – i quali emettevano banconote in via proporzionale ai propri depositi preziosi. In quella data, presso una remota località turistica del New Hampshire – Bretton Woods – fu tenuta la Conferenza monetaria e finanziaria delle Nazioni unite, cui presero parte i delegati di 44 nazioni alleate. Fu concordato un nuovo ordine monetario, basato sull’unicità del dollaro quale moneta convertibile in oro; tutte le altre valute potevano essere commutate esclusivamente in dollari. Videro la luce il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale – istituzioni operative dal 1946 – e tre anni più tardi, fu sottoscritto a Ginevra l’accordo per liberalizzare il commercio internazionale: Gatt (General Agreement on Tariffs and Trade), dal ’95 evolutosi come organizzazione nel Wto (World Trade Organization).
In conseguenza degli Accordi di Bretton Woods, “all’inizio degli anni Settanta, l’80% delle riserve valutarie di tutti gli Stati del mondo erano costituite da dollari. Stati Uniti d’America e Inghilterra contribuirono per l’80% alla costituzione del Fmi, e ovviamente ne condizionarono l’attività in maniera determinante. Ma l’Inghilterra non era più quella di una volta, e quindi ne approfittarono gli Stati Uniti che cominciarono a stampare più dollari che giornali, dato che era la loro moneta a garantire l’equilibrio del sistema; ma così facendo ben presto anche il dollaro non ebbe più la convertibilità in oro. Inoltre, i primi biglietti erano dello Stato (recavano la scritta United States), poi a partire dal 1963 diventarono privati, cioè della Federal Reserve. Infine, il 15 agosto 1971, Nixon annunciò – a Camp David – la decisione di sospendere la convertibilità del dollaro in oro e perciò l’abrogazione unilaterale degli accordi di Bretton Woods ‘svincolò’ il dollaro dal cambio con l’oro. Questa data – Ferragosto del ’71 – costituisce una pietra miliare nella storia del denaro: è il momento cruciale per comprendere la vera natura della moneta. Da allora, infatti, il denaro è completamente ‘svincolato’ da ogni relazione con l’oro. Da allora, i paesi hanno continuato a stampare denaro, fondandolo senza una base ‘solida’, cioè sul nulla” [1].
Motivo di tale decisione unilaterale fu il rifiuto, da parte dei paesi arabi dell’Opec (Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio), di accettare il pagamento in dollari; reclamarono oro in cambio del petrolio, oro che non esisteva, poiché il corrispettivo dei verdoni in circolazione era di gran lunga superiore alle 200mila tonnellate di nobile metallo giacenti nei depositi mondiali. “Con lo stardard aureo, questo straordinario incremento globale di liquidità sarebbe stato impossibile a causa della presenza di meccanismi di regolazione automatici. Per esempio, se l’Inghilterra avesse avuto un deficit commerciale persistente con la Francia, l’oro inglese sarebbe finito nei forzieri francesi. Con questo oro la Francia avrebbe potuto proporzionalmente espandere la sua base monetaria in modo da stimolare una crescita economica,

Protesta Forconi anche in Sardegna



Protesta Forconi anche in Sardegna, "blocchiamo la Saras"

E da lunedì quattro giorni di sciopero Tir e blocco porti

21 gennaio, 13:38
(ANSA) - CAGLIARI, 21 GEN - Lotta anti-Equitalia ma anche guerra al prezzo dei carburanti: sull'onda della rivolta siciliana dei Forconi anche la Sardegna si muove per organizzare iniziative di protesta, mentre gli autotrasportatori aderenti alla Fiap annunciano 4 giorni di sciopero e blocchi nei porti a partire da lunedi'. Stamani un centinaio di persone si e' ritrovato al Molo Ichnusa: studenti, pensionati, disoccupati ma anche imprenditori e dipendenti pubblici. Tra le proposte presentate anche una manifestazione-blocco alla Saras per chiedere il dimezzamento delle tariffe degli idrocarburi e un invito ad utilizzare le auto il meno possibile.(ANSA).

I vampiri della Repubblica


I vampiri della Repubblica
di Beppe Grillo - 20/01/2012

Fonte: Il Blog di Beppe Grillo


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Le imprese stanno morendo. Si sta fermando il cuore della Nazione. Quello che pompa sangue e reddito al Paese. Lo Stato deve alle aziende 70 miliardi di euro. Soldi che significano la vita o la morte per migliaia di imprese e famiglie buttate in mezzo a una strada. I becchini Monti&Passera, invece del massaggio cardiaco, hanno preparato per loro un'iniezione letale: i BOT. Salderanno il debito statale con debito pubblico. E' come pagare il conto al ristorante con le figurine Panini (con tutto il rispetto per il glorioso album), scambiarsi la cacca con la pupù. Le imprese potranno a loro volta pagare i dipendenti con una modica quantità di BOT e questi pagare l'affitto, il benzinaio, le bollette della luce e del gas con qualche titolo pubblico.
E' una presa per il culo così abnorme che sembra una storia tratta da Topolino, ma non per i giornalisti schierati con il Sistema senzaseesenzama. Sentite qua, da Repubblica di oggi: "Tra le novità dell'ultima ora si segnala anche la possibilità che il corposo debito pubblico della PA con le imprese - circa 70 miliardi di euro - sia erogato in titoli di Stato, per dare fiato alle imprese strozzate dal credit crunch, la stretta creditizia". Propongo che da subito il finanziamento ai giornali sia pagato in BOT, così la pianteranno di scrivere cazzate. E non solo, anche il finanziamento ai partiti va pagato in BOT e pure lo stipendio ai parlamentari, ai consiglieri regionali e ai ministri, fino allo stesso Napolitano. Perché fermarsi qui? Tutti i vitalizi di senatori e deputati, a iniziare da Amato e Veltroni passando per Scalfari, siano onorati in BOT e ogni cartella di Equitalia sia in futuro saldata in BOT. Ho un debito con te? Ti dò un altro debito! Chi è in asfissia di liquidità e riceve in cambio del credito con lo Stato un debito dello Stato può solo vendere, ma i Bot valgono meno del loro valore nominale, anche il 20-25%. Il debito ha sostituito la moneta. Ci stiamo trasformando in un Paese di accattoni. Pagherò l'elettricista con il debito che ho con l'idraulico. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Bancocrazia totalitaria padrona della UE

L’UNIONE EUROPEA COME L’UNIONE SOVIETICA 

  Politica
http://www.imgpress.it/notizia.asp?idnotizia=65969&idsezione=2

(21/01/2012) - In occasione della manifestazione organizzata da Giuliano Ferrara al Teatro Manzoni di Milano il 12 novembre 2011, trovandomi a tu per tu con un noto giornalista corrispondente de La7, purtroppo non ricordo il nome, gli suggerivo di scrivere nel suo probabile servizio giornalistico che l’Unione Europea ormai assomiglia alla bieca Unione Sovietica. E proprio in queste settimane la mia convinzione si è rafforzata, soprattutto dopo aver letto un brillante fondo di Antonio Socci del 15 gennaio scorso sul quotidiano Libero che mi sembra molto utile presentare ampi stralci ai miei lettori. Gli italiani, secondo Socci, da sempre fortemente europeisti, ora dopo la guerra finanziaria nei confronti dell’Italia, hanno perso la fiducia nell’Europa. “Hanno accettato di fare sacrifici per entrare nella moneta unica, hanno accettato perfino di farsi spennare da un cambio lira/euro estremamente penalizzante e poi hanno subito – senza fiatare – il sostanziale raddoppio di tutti i prezzi con l’inizio dell’euro (un impoverimento di massa). La loro fiducia è crollata solo davanti alla scoperta che la sospirata “moneta unica” – che tanto ci era costata – realizzata in quel modo (senza una banca centrale e un governo come referenti ultimi) era una trovata assurda e fallimentare di tecnocrazie incompetenti e arroganti. Grazie a questo incredibile esperimento, l’Italia – un Paese solvibilissimo e che ha la sesta economia del pianeta – sta ora rischiando il fallimento (del tutto ingiustificato visti i suoi fondamentali)”. (Antonio Socci, L’Europa ha rifiutato le “radici cristiane” e ora è sotto la dittatura simil-sovietica del “politicallycorrect”, dominata da una tecnocrazia antidemocratica e (economicamente) fallimentare, 15.1.12 Libero). E’ una deriva totalitaria dell’UE prevista venti anni fa da una voce profetica, un eroico dissidente russo, Vladimir Bukovsky, che sotto l’Urss era stato rinchiuso in un manicomio politico e nel gulag, per anni torturato, poi liberato nel 1976. Bukovsky, in una conferenza nell’ottobre del 2000, riportata di recente su “Italia oggi”, aveva fatto affermazioni che allora sembrarono esagerate, ma che – alla luce degli ultimi eventi – rischiano di essere semplicemente profetiche. Socci non si riferisce al commissariamento dell’Italia e della Grecia e al tentato commissariamento (in corso) dell’Ungheria, ma anche alle cessioni di sovranità dei diversi stati mai sottoposte ai referendum popolari o alle “bocciature” di tali cessioni (nei referendum o nei parlamenti) che sono state sostanzialmente ignorate. “Per quasi 50 anni” disse Bukovsky “abbiamo vissuto un grande pericolo sotto l’Unione Sovietica, un paese aggressore che voleva imporre il suo modello politico a tutto il mondo. Diverse volte nella mia vita ho visto per puro miracolo sventare il sogno dell’Urss. Poi abbiamo visto la bestia contorcersi e morire davanti ai nostri occhi. Ma invece di esserne felici, siamo andati a crearci un altro mostro. Questo nuovo mostro è straordinariamente simile a quello che abbiamo appena seppellito”.
Bukovsky si riferiva all’Unione Europea e argomentava: “Chi governava l’Urss? Quindici persone, non elette, che si sceglievano fra di loro. Chi governa l’Ue? Venti persone non elette che si scelgono fra di loro”. Per la verità oggi è peggio, abbiamo addirittura governi non eletti (come quello italiano) con un programma dettato dalla Bce.

LOMBARDO: I FORCONI HANNO RAGIONE


LOMBARDO: I FORCONI HANNO RAGIONE, LO STATUTO E' STATO RIDOTTO A UN PEZZO DI CARTA

Catania, 21/01/2012 - "Ieri ho incontrato i manifestanti e alcuni di loro si sono detti delusi. Ma io ho detto loro la verità e non li ho presi in giro. Non ho il potere di abbassare il prezzo della benzina o le tariffe autostradali o quelle delle assicurazioni". Scrive così il presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo, subito dopo avere incontrato i rappresentanti del Movimento Forza d'urto e dei Forconi, artefici di una settimana di protesta davvero 'micidiale' per l'economia della Sicilia.


"Lo Statuto siciliano, dopo 50 anni di falsa autonomia e di politiche tutt’altro che autonomiste, purtroppo, è stato ridotto a un pezzo di carta. Tutto quello che posso fare con i miei poteri e le mie competenze lo faccio. Al di là di questo non posso andare", questo ha ancora detto il presidente Lombardo, confermando le affermazioni fatte nel corso dell'interessante intervista rilasciata ieri a RaiNews. Intervista commentata dallo stesso direttore della testata Rai, il siciliano Corradino MIneo, che l'ha 'incrociata' con quella fatta a Martino Morsello, leader del Movimento dei Forconi in Sicilia.

"Sulla Serit e sulla politica della Crias stiamo intervenendo così come anche con una legge che dovrà inquadrare il settore del commercio e della grande distribuzione che taglia fuori i nostri produttori."

"Non c’è dubbio che prezzo della benzina, traghettamenti, tariffe varie, lontananza dai mercati si ripercuotano pesantemente sui nostri produttori e sono tutti temi che ho chiesto al presidente del consiglio Mario Monti di trattare. Lo incontrerò la settimana entrante e queste rivendicazioni saranno portate con forza e con determinazione come sono solito fare."

"Le ragioni delle manifestazioni le condivido tutte, le faccio mie, le difendo e le sostengo.

venerdì 20 gennaio 2012

Da Washington una "trappola" per l’Italia


“Bisogna essere più ottimisti rispetto a sei o sette mesi fa” sostiene Mario Draghi davanti ai banchieri centrali a congresso in quel di Abu Dhabi, terra di petrolieri e di sceicchi banchieri, visto lo shopping in Unicredit. Eppure il presidente della Bce, non più tardi di una setimana fa, aveva sferzato i deputati dell’Europarlamento sillabando, nell’emiciclo di Straburgo, che “la situazione è gravissima, in netto peggioramento”. A quale versione credere?
L’Italia vista dal Fondo monetario internazionale va verso una recessione profonda, soprattutto il 2012 sarà peggio del previsto: il Pil italiano è visto in calo del 2,2% nel 2012 e dello 0,6% nel 2013. “La ripresa globale è minacciata dalle crescenti tensioni nell’area dell’euro” prevede l’Economic Outlook dell’istituzione di Washington che si accinge a raccogliere mille miliardi per sostenere i paesi in difficoltà nei prossimi anni (ogni riferimento all’Italia è puramente intenzionale). Ma le Borse, a giudicare dai numeri, hanno già archiviato il peggio. Rispetto alla metà di settembre, quando l’allarme cominciava a risuonare in tutti i desk della finanza globale e nelle cancellerie del G20, lo Standard & Poor’s 500 segna un rialzo del 26% a Wall Street, l’indice Dax cresce a Francoforte del 19%, la derelitta Milano, che ne ha viste di tutti i colori, è sopra del 13%.
Eppure da allora si sono moltiplicate le notizie negative. A settembre ci si stracciava le vesti di fronte alla prospettiva di un taglio “volontario” del 30% dei crediti dei privati verso la Grecia. Ora si viaggia sul 50% o anche più. Il governo in carica a Palazzo Chigi negava nei suoi documenti ufficiali la prospettiva della recessione, oggi già in corso. A Madrid il governo uscente prevedeva un deficit del 6%. In realtà è due punti di più. Si dava per scontato, infine, che il rafforzamento del Fondo salva-Stati era questione di giorni. Al contrario, l’odissea dei quattrini che non ci sono è tutt’altro che finita. In cambio, l’Eba chiede alle banche di casa nostra quattrini veri, da vesare entro giugno.

Giappone, i banchieri scrivono a Obama: no alla Volcker Rule


Il numero uno della principale lobby bancaria giapponese, Katsunori Nagayas, ha spiegato ieri di non essere affatto convinto dell’utilità di un ritorno della Volcker Rule negli Stati Uniti. Per questo, a nome dell’associazione che dirige, invierà nei prossimi giorni una lettera al presidente americano, esprimendo le proprie preoccupazioni sull’impatto che potrebbe subire in particolare il mercato delle obbligazioni sovrane del Paese asiatico.
Gli istituti di credito, in questo senso, confermano le perplessità già manifestate dalla Financial Services Agency e da Bank of Japan. Tali regolatori, la scorsa settimana hanno a loro volta scritto all’amministrazione di Washington, spiegando che la possibile separazione delle attività retail da quelle di investment banking (ovvero il “cuore” della Volcker Rule) potrebbe comportare «un innalzamento dei costi delle transazioni necessarie per acquistare bond emessi dallo Stato giapponese». 
Nello scenario peggiore, hanno aggiunto, il rischio è «un uscita delle banche americane dal centro finanziario di Tokyo». 

NON E' CRISI, E' TRUFFA!


Il nuovo libro di Salvatore Tamburro, intitolato:

<<NON E' CRISI, E' TRUFFA!>>

sottotitolo: Come i banchieri ci stanno derubando


Quella che fanno passare agli occhi della gente come crisi, in realtà non è altro che la conseguenza di operazioni ben progettate a monte dall'oligarchia al potere, ossia banche e corporation; in realtà si tratta di una truffa che grava sulle spalle della collettività, chiamata a sostenere sacrifici e misure di austerità imposte proprio dagli stessi fautori di questa grande truffa.  

casa editrice: Edizioni SI

Uscita prevista per FEBBRAIO 2012 in tutte le librerie e con presentazioni in tutta Italia.

Si ringrazia, oltre alla casa editrice:

- Avv. Alfonso Luigi Marra per la prefazione
- Loreto Terranova ed Emily Lista per le magnifiche vignette
- Il movimento D.D.S.M. , NO-Censura e il PAS-Fermiamolebanche
- Maria Cristina Spano per le correzioni
- Ada Palma per la fotografia
- Riccardo Barboni per la regia video



Salvatore Tamburro

L'interrogazione UE contro Mario Monti



L'interrogazione UE contro Mario Monti sul Bilderberg e sulla Trilaterale

Mario Monti Commissione Trilaterale Gruppo Bilderberg Emma Bonino Commissione Santer Dimissioni Mario Draghi Claudio Messora Byoblu Byoblu.com
 Il 4 aprile 2003 l’eurodeputato Patricia McKenna deposita un’interrogazione parlamentare in cui chiede chiarimenti in merito alle partecipazioni di Mario Monti, commissario UE alla competitività, alle conferenze del gruppo Bilderberged alla sua qualità di membro della Commissione Trilaterale. Questo il testo depositato al parlamento UE.
« I Commissari Mario Monti, Erikki Liikanen, Pedro Solbes Mira, Gunther Verheugen, Antonio Vitorino e Frederik Bolkestein hanno, in passato, partecipato a riunioni del Gruppo Bilderberg e sono, pertanto, membri di fatto, dato che vengono mantenuti informati sulle sue attività. Romano Prodi, Presidente della Commissione, è stato membro del comitato direttivo di tale gruppo negli anni '80, epoca in cui il Presidente della BCE, Wim Duisenberg, era tesoriere. Tre Commissari sono o sono stati membri della Commissione Trilaterale: Mario Monti, Chris Patten e Pedro Solbes Mira.
 Può la Commissione indicare il nome dei Commissari che parteciperanno alle prossime riunioni del Gruppo Bilderberg e della Trilaterale, precisare se essi parteciperanno a nome della Commissione o a titolo apparentemente privato e se beneficeranno di indennità giornaliere o di altri rimborsi per le spese associate a tali riunioni? Può la Commissione assicurare che tali adesioni vengano menzionate nella dichiarazione di interessi finanziari di ogni Commissario? »

Movimento dei Forconi su Servizio Pubblico

Sandro Ruotolo ci racconta la protesta dei "forconi" in diretta da Caltanissetta, dando voce ai suoi protagonisti. Chi sono davvero? Non sono solo gli autotrasportatori a protestare: sono studenti, disoccupati, agricoltori... Ma visti gli interessi in gioco, non ci sarà il rischio di infiltrazioni mafiose? Servizio pubblico decima puntata del 19 gennaio 2012. Decimo appuntamento con il programma di Michele Santoro, dedicata alla fase due del governo Monti. Ospiti in studio Benedetto Della Vedova, Alessandra Mussolini e il segretario della Fiom Maurizio Landini, Marco Travaglio e Vauro.



giovedì 19 gennaio 2012

L'Avv. Alfonso Luigi Marra ci illustra la "class action" contro Unicredit


L'avv. Alfonso Luigi Marra ci illustra l'azione giudiziaria di massa nei confronti di Unicredit promossa dal Comitato PAS-FermiamoLeBanche, volta a far restituire ai cittadini frodati i soldi persi in quella che sembra un'operazione speculativa;

·  Avvocato abbiamo appreso la notizia che PAS-FermiamoLeBanche promuoverà una class action contro unicredit: ci illustra l'iniziativa?
Allora, innanzitutto precisiamo che non si tratta di una generica class action, ma un'azione giudiziaria di massa fatta di singole, incisive ed economicamente rilevanti azioni restitutorie e risarcitorie basate sulla ricostruzione della intera posizione creditizia verso la banca anche in relazione a credito frutto di rapporti di conto corrente o di affidamento. Nel caso di Unicredit non è stata commessa una sola illiceità, ma è fraudolenta l'intera strategia speculatoria di questa gentaglia, che sta producendo conseguenze drammatiche a danno di milioni di famiglie italiane ... 
· Come è nata l'idea di un'azione giudiziaria di massa?
Abbiamo deciso di intervenire per offrire tutela alle persone frodate da Unicredit le quali, circuite dalla disinformazione mediatica, non sanno cosa fare.

Pignoramenti, si avvicina l'accordo Usa-banche


Potrebbe finalmente essere arrivata l'ora del maxi-patteggiamento che risolverebbe le controversie sulle pratiche di pignoramento adottate dalle banche statunitensi. L'ha dichiarato ieri Shaun Donovan, segretario alla Casa e allo sviluppo urbano dell'amministrazione di Barack Obama.
Dopo un anno di negoziati – ha spiegato – i procuratori generali degli Stati americani sarebbero ormai «molto vicini» a un accordo con Ally Financial, Bank of America, Citigroup, JPMorgan Chase e Wells Fargo. Al centro della questione è soprattutto il “robo-signing”, ovvero la pratica di affidare ai sistemi automatici le procedure di revisione dei singoli dossier, per poi mettere in atto i pignoramenti. L'accordo dovrebbe comportare una revisione del saldo della somma capitale dei mutuatari: a beneficiarne sarebbe circa un milione di famiglie. Gli effetti positivi si andrebbero a ripercuotere sul settore immobiliare e, di conseguenza, sull'andamento dell'economia. Alcune famiglie danneggiate dagli errori nelle procedure di pignoramento potrebbero essere rimborsate direttamente dalle banche.
Le cifre in gioco ovviamente cambieranno a seconda di quanti Stati aderiranno all'accordo. Ma in ogni caso si parla di numeri stratosferici: almeno 19 miliardi di dollari. Cifra che potrebbe aumentare ancora se fossero incluse anche le banche regionali, che tuttavia al momento si stanno regolando separatamente. Va detto però che non è la prima volta che la conclusione delle trattative sembra prossima: in passato è sempre stata bloccata da improvvisi ostacoli.

Monte dei Paschi: è rischio nazionalizzazione


Fari puntati su Monte dei Paschi, che rischia sempre di più di la nazionalizzazione "parziale o totale". E' quanto afferma un articolo del Financial Times, che riporta le preoccupazioni delle autorità di regolamentazione europee. 
Insieme a Commerzbank, spiega il quotidiano britannico, MPS potrebbe infatti non essere capace di presentare piani credibili sul miglioramento del proprio capitale, tanto che le stesse autorità affermano che "una iniezione di mezzi freschi" da parte dell'Italia -nel caso di Monte dei Paschi- e dalla Germania -nel caso di Commerzbank - "è quasi inevitabile". Si tratta, ha detto un funzionario, "di grandi casi".
Gli stress test che sono stati lanciati lo scorso dicembre dallo European Banking Authority (Eba) hanno messo in evidenza per MPS un bisogno di capitale di 3,3 miliardi di euro; nel caso di Commerzbank, il buco sarebbe di 5,3 miliardi. 
Entrambe le banche non hanno rilasciato alcun commento sul rischio che debbano bussare alle porte dei relativi stati, e anzi hanno insistito sulla loro capacità di risolvere la questione. 

Tra le banche europee più importanti, recentemente solo Unicredit, la banca numero uno per asset, ha lanciato un'operazione di aumento di capitale. Gli analisti intervistati dal Ft sottolineano però che il forte tonfo del titolo seguito all'annuncio rappresenta per altri istituti di credito un deterrente nell'andare nella la stessa direzione.

Forti, dunque, i timori sul futuro di MPS, che secondo il Financial Times è al rischio maggiore di essere costretta, almeno, a una nazionalizzazione parziale. Tre fonti di mercato hanno affermato che in questo caso, interverrebbe la Cassa Depositi e Prestiti, che potrebbe fornire fondi o direttamente alla banca o indirettamente, attraverso il principale azionista, la Fondazione Monte dei Paschi.

FONTE