martedì 24 gennaio 2012

Riflessioni sul naufragio della nave



Riflessioni sul naufragio della nave Costa Concordia

By Edoardo Capuano - 24 gennaio 2012
Naufragio della nave di crociera Costa ConcordiaLa sera del 13 gennaio 2012, la nave di crociera “Costa Concordia", salpata da Civitavecchia, urta tra le 21:20 e le 21:40 gli scogli a 500 metri dal porto dell'Isola del Giglio. Il naufragio è preceduto da un black out. Nella murata si apre uno squarcio di 70 metri: i morti sono 13, mentre è imprecisato il numero dei dispersi. Il comandante, Francesco Schettino, è prima sottoposto a fermo giudiziario, poi arrestato con l'accusa di omicidio colposo plurimo, naufragio e abbandono della nave. Dopo pochi giorni gli vengono accordati i domiciliari.
Questa è, in estrema sintesi, la cronaca del disastro, stando alle fonti ufficiali. Qui non si intende tentare di comprendere se il naufragio della nave sia stato un incidente, causato dall’imperizia e dalla superficialità del comandante o un caso orchestrato come l’incidente del "Titanic" che affondò il 14 aprile 1912, dopo aver cozzato contro un iceberg. Nella sciagura morirono, tra gli altri, alcuni pezzi grossi contrari alla fondazione della "Federal Reserve", l’istituto di credito privato che, con il sistema del signoraggio, tiene in pugno e scortica i contribuenti statunitensi. I sospetti circa l’’affondamento del transatlantico si concentrano sulla Compagnia di Gesù. [1]

L'Ecuador è forse il posto più radicale ed emozionante sulla Terra?


Da NetworkIdeas qualcuno ci ricorda che non esiste solo debito e austerità, che un altro mondo è possibile, che è veramente successo, e non stiamo sognando...

di Jayati Ghosh 

L'Ecuador, in questo momento,  deve essere considerato uno dei luoghi più emozionanti sulla Terra, nel senso che indica un  nuovo paradigma di sviluppo. Mostra quanto può essere realizzato con la volontà politica, anche in tempi di incertezza economica.

Solo 10 anni fa, l'Ecuador era più o meno un caso disperato, una quintessenza di "repubblica delle banane" (in effetti è il più grande esportatore mondiale di banane), caratterizzato da instabilità politica, disuguaglianze, un'economia scarsamente performante, e l'impatto sempre incombente degli Stati Uniti sulla sua politica interna.

Nel 2000, in risposta a un'iperinflazione e a problemi di bilancia dei pagamenti, il governo ha “dollarizzato” l'economia, sostituendo il sucre con la valuta statunitense come moneta a corso legale. Questo ha ridotto l'inflazione, ma non ha fatto nulla per affrontare i fondamentali problemi economici, e ha ulteriormente limitato lo spazio della politica interna.

Un punto di svolta è arrivato con l'elezione a Presidente dell'economista Rafael Correa. Dopo l'entrata in carica nel gennaio 2007, il suo governo ha inaugurato una serie di cambiamenti, sulla base di una nuova Costituzione (la 20ma del paese, approvata nel 2008) approvata da un referendum popolare. Un tratto distintivo dei cambiamenti che si sono verificati da allora è che le politiche più importanti sono state sottoposte a referendum. Ciò ha dato al governo la capacità politica di toccare  interessi forti e potenti lobbies.

I Forconi risalgono l'Italia

Passaparola - I Forconi risalgono l'Italia - Pino Aprile

 

dal Blog di Beppe Grillo



I Forconi sbarcano nella Penisola

I Forconi: dalla Rete all'intera Penisola

È il Web l'arma (organizzatrice) in più del movimento che sta tenendo sotto scacco l'intero paese
- Qualche consiglio (ai cittadini) per resistere

 di Martina Pennisi
http://daily.wired.it/news/internet/2012/01/24/movimento-forconi-protesta-web-19513.html


Monti sarà sconfitto da democrazia, verità e coscienza


La censura nella lettera di Claudio Giudici al Financial Times

Forconi: ex generale dei cc guida la protesta


lunedì 23 gennaio 2012

Illiceità delle tasse

Illiceità delle tasse

Blocchi dei Forconi: Italia in ginocchio



Blocchi tir : il Garante valuta sanzioni
Italia in ginocchio, si ferma la Fiat di Melfi

Scattano i 5 giorni di sciopero contro i rincari. Il sindacato: «Alta adesione». Il governo: protesta può degenerare

MILANO - Lo sciopero degli autotrasportatori lascia il segno anche nell'Italia continentale, con il traffico bloccato in più punti (Campania, Piemonte e Lombardia le Regioni più colpite). La protesta del cosiddetto «Movimento dei forconi» è contro il rincaro del gasolio, dei ticket dell'autostrada e dell'Irpef. Proseguono anche i blocchi in Sicilia. I manifestanti filtrano il passaggio dei veicoli alle uscite, bloccando i camion ma rallentando inevitabilmente anche le auto e creando disagi alla circolazione. «Blocchi inaccettabili» li definisce Roberto Alesse, presidente dell'Autorità di garanzia sugli scioperi. Alesse annuncia che aprirà «un procedimento per valutare le sanzioni da irrogare a chiunque stia violando la legge e danneggiando i cittadini». L'Autorità di garanzia degli scioperi avrebbe anche scritto al ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri, per valutare se ci sono gli estremi per emanare l'ordinanza di precettazione nei confronti delle organizzazioni degli autotrasportatori.
SI FERMA MELFI - Ma arrivano le prime ricadute sulle attività produttive. A causa del blocco dei tir, la produzione della «Grande Punto» nello stabilimento di Melfi (Potenza) della Fiat si fermerà a partire dal primo turno di martedì, alle ore 6. La notizia, appresa da fonti sindacali della Fismic, è stata confermata dall'azienda.
LE MOTIVAZIONI - Ma gli autotrasportatori non hanno alcuna intenzione di mollare: «Non ci muoveremo fino a venerdì. In assenza di risposte serie da parte del governo, valuteremo poi cosa fare». Lo sciopero, deciso da Trasportiounito Fiap, il sindacato di categoria, è scattato domenica sera per portare avanti alcune rivendicazioni chiedendo al governo Monti provvedimenti urgenti. Gli autotrasportatori, come si legge in un volantino, chiedono il recupero immediato delle accise del gasolio, pagamenti in tempi certi (entro trenta giorni) per tutta la filiera del trasporto, controlli e sanzioni agli irregolari, sconto immediato al casello sulle spese autostradali. Altro obiettivo è il contenimento dei costi assicurativi per calmierare gli aumenti indiscriminati e l'esenzione Sistri, cioè l'obbligo di adeguamento al sistema di tracciamento dei rifiuti non pericolosi per tutte le piccole e medie imprese dell'autotrasporto. La protesta è iniziata la settimana scorsa in Sicilia, nei capoluoghi di provincia e alle raffinerie petrolifere organizzati da un'alleanza - ribattezzata Forza d'urto - di autotrasportatori, pescatori e agricoltori che contestano i prezzi dei carburanti in Sicilia, considerati i più alti d'Italia, almeno per il diesel. I blocchi nell'Isola hanno provocato la chiusura delle stazioni di benzina e l'esaurimento di frutta e verdura e generi deperibili in mercati e supermercati, con danni stimati dai sindacati agricoli in "centinaia" di milioni di euro.
IL GOVERNO - Il ministero dell'Interno, Annamaria Cancellieri, intervenendo in mattinata alla trasmissione di Radio Uno «Prima di Tutto», ha assicurato che il governo segue «con molta attenzione» le proteste degli autotrasportatori, «perchè nulla esclude che questi malesseri possano sfociare in manifestazioni di tipo diverso». Dopo aver assicurato l'attenzione del governo, a margine di un convegno il ministro ha aggiunto che «non saranno tollerati blocchi stradali. Useremo tolleranza e dialogo, però bisogna anche tenere presente i diritti dei cittadini». Cancellieri martedì riferirà al Senato in relazione alle conseguenze del blocco degli autotrasportatori in Sicilia.
Code in tutta Italia per il blocco dei tirCode in tutta Italia per il blocco dei tir    Code in tutta Italia per il blocco dei tir    Code in tutta Italia per il blocco dei tir    Code in tutta Italia per il blocco dei tir    Code in tutta Italia per il blocco dei tir
LA SITUAZIONE SULLE STRADE - Tra il Lazio e la Campania sono numerosi i caselli bloccati. In particolare, molti autotrasportatori stanno impedendo l'accesso all'A1 a Cassino, Frosinone, Ferentino e Caianello e Anagni. Stesso discorso nei pressi delle uscite autostradali di Caserta Sud, Capua e Santa Maria Capua Vetere. Poi blocchi anche in Puglia sulla tangenziale di Bari, a anche al nord: a Torino e a Bergamo, lungo l'A4, mentre ci si aspettano nuove proteste in altre Regioni. I blocchi riguardano i soli mezzi pesanti anche se gli incolonnamenti provocano code e rallentamenti anche alle autovetture. Secondo Viabilità Italia, le situazioni più critiche si registrano attualmente in Piemonte, per la manifestazione a Torino, in Corso Giulio Cesare all'ingresso della A4, ma senza particolari disagi alla circolazione dei veicoli leggeri. Fuori dall'autostrada A4 disagi allo svincolo di Novara. Poi rallentamenti in Tangenziale Sud a Torino; code in uscita in A7 Milano-Genova allo svincolo di Serravalle Scrivia. In Lombardia code agli svincoli in entrate di Capriate e Seriate. In Emilia Romagna sulla A14 chiuse ai soli mezzi pesanti le uscite di Bologna San Lazzaro e Cesena Nord. In Campania sulla A30 Caserta-Salerno code in entrambe le direzioni alla barriera di Mercato San Severino. Sulla A1 ancora qualche disagio alla barriera di Napoli Nord in entrambe le direzioni; sulla A16 Napoli-Canosa code alla barriera di Napoli Est in entrata verso Canosa.
Un blocco a Bergamo (Fotogramma)Un blocco a Bergamo (Fotogramma)
BLOCCATO IL VAGONE DELLA MEMORIA - La protesta dei Forconi sta bloccando l'arrivo a Napoli del carro della memoria, il vagone merci utilizzato per la deportazione degli ebrei verso i campi di concentramento dell'Europa dell'Est. Nel primo pomeriggio era previsto l'arrivo in piazza Plebiscito del vagone, grazie a un trasporto eccezionale, per un'esposizione nell'ambito della Settimana della Memoria.
ADESIONE MASSICCIA - Secondo Trasportounito l'adesione al «blocco» si sta rivelando «superiore a qualsiasi aspettativa». Il segretario generale Maurizio Longo, in una nota ha ribadito che l'adesione «sta dimostrando la gravità della crisi in atto. Gli autotrasportatori si stanno battendo per la sopravvivenza».
CONFINDUSTRIA E CODACONS - Dura la reazioni di aziende e consumatori. «I blocchi operati dagli autotrasportatori nei principali punti nevralgici del nostro sistema infrastrutturale e presso le principali aziende sono assolutamente inaccettabili» afferma Confindustria che chiede al Governo di ripristinare immediatamente la normalità dei trasporti stradali. «Un fermo dei servizi - si legge in una nota- non può trasformarsi in blocchi illegali, che impediscono alle imprese di poter svolgere liberamente le proprie attività industriali, commerciali e logistiche e ai cittadini di circolare sulla rete stradale». «Una protesta illegale che sta recando un pregiudizio grave ai diritti costituzionalmente tutelati dei cittadini e dei consumatori» afferma invece il Codacons che invoca la precettazione e sottolinea come «essendo mancato il preavviso di legge ed essendo ormai lo sciopero durato più dei 3 giorni massimi consentiti, è illegale».
INCONTRROMANO - L’attenzione dei «Forconi» è rivolta a mercoledì, quando il premier Monti incontrerà a Roma il governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo. Proprio mercoledì gli autotrasportatori potrebbero proclamare uno sciopero generale. Sul blocco in Sicilia interviene il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini: «La protesta siciliana non deve essere sottovaluta perchè, al di là delle strumentalizzazioni politiche e delle infiltrazioni criminali, fa emergere la crisi economica al Sud in tutta la sua drammatica concretezza. Gli agricoltori, i pescatori e gli autotrasportatori siciliani non riescono a reggere, infatti, il costo delle loro attività e rischiano di uscire dal mercato».
Redazione Online23 gennaio 2012 | 18:13

Francia, Hollande: «La finanza è il mio vero nemico»


Banche, fondi e mercati entrano nella campagna elettorale per le presidenziali francesi. E lo fanno in modo dirompente: ieri il candidato socialista all’Eliseo, François Hollande, ha spiegato senza mezzi termini che il suo «vero avversario è la finanza». Per questo, ha promesso che qualora dovesse essere eletto al posto di Nicolas Sarkozy, si impegnerà a far votare una legge che separi le banche retail da quelle di investimento.

Con il partito socialista al governo, dunque, la Francia potrebbe seguire le orme di Usa e Gran Bretagna, che hanno già avanzato proposte concrete per rendere entità a sé stanti gli istituti di credito dediti agli affari da quelli “tradizionali”. Attaccando la politica di annunci portata avanti da numerosi governi negli ultimi anni, Hollande ha tuonato: «I proclami sono rimasti lettera morta, e le banche che abbiamo salvato già stanno mangiando le stesse mani che le hanno nutrite. Dobbiamo fare in modo che gli istituti che ricevono i nostri depositi usino tali capitali per prestarli alle imprese, ai privati, anziché per speculare».

Ancora, il candidato socialista ha sottolineato che occorrerà eliminare completamente lo strumento delle stock-options: «Sono convinto che serva una legge per vietarle, salvo per le imprese nuove». E per quanto riguarda i bonus si è domandato: «Come può un Paese come il nostro, patria dell’uguaglianza, accettare che ci sia chi si arricchisce a dismisura, lasciando altri nell’incertezza e nell’inquietudine?».

Hollande ha infine affermato di appoggiare appieno l’ipotesi di introdurre con altri Paesi europei una tassa sulle transazioni finanziarie, di voler creare una Banca pubblica d’investimenti e di voler introdurre una nuova aliquota fiscale, pari al 45%, sui redditi superiori ai 150 mila euro. 

La cattolica Irlanda teme il default e lancia bond islamici


Sono obbligazioni particolari, i bond islamici chiamati Sukuk Bond, e proprio la cattolicissima Irlanda potrebbe lanciarle a breve. Rispettano la legge islamica, che vieta ai prestiti di generare interessi, e sono ovviamente appetibili per investitori sensibili alla Sharia, come i paesi del Golfo. La troika composta da Fmi, Bce e Ue ha certificato che Dublino, per il 2011, ha centrato gli obiettivi: ma per stabilizzarsi e scongiurare il rischio di fallimento meglio cautelarsi. Anche ricorrendo alla legge islamica. 

L’Irlanda potrebbe essere il primo Paese europeo a emettere Sukuk bond, riferiscono fonti vicine al ministero delle Finanze. Queste obbligazioni dal nome esotico stanno prepotentemente entrando sulla scena. Intercettano le necessità degli investitori arabi poiché non entrano in conflitto con la legge islamica, che vieta ai prestiti di generare interessi. Vengono strutturati in differenti tipologie, sostanzialmente attraverso accorgimenti tecnici si crea una successione di flussi di cassa che armonizza il profilo rischio/rendimento tipico delle obbligazioni europee con i precetti della Sharia. E pur essendo la legge islamica in vigore solo in alcuni paesi, molti musulmani moderati sono favorevoli all’utilizzo di questi ibridi Islam-friendly.

Una recente proiezione di Kuwait Finance House vede le nuove emissioni di tali bond sfondare la barriera dei 200 miliardi di dollari nel 2012, con un balzo anno su anno del 25-30 per cento. E, soprattutto, prospettive di sviluppo sono enormi. Alcuni Paesi europei stanno da lungo tempo valutando l’opportunità di dare il via a emissioni di questo tipo, Francia, Regno Unito e Lussemburgo ad esempio. Lo stato tedesco del Saxony-Anhalt ne emise 100 milioni di euro già nel 2004. Ma nessuno sembra ancora aver fatto la mossa decisiva. È notizia dell’ultima ora quella secondo la quale potrebbe essere l’Irlanda la prima a scendere in campo. Sebbene una ricerca di PricewaterhouseCoopers del 2010 avesse analizzato questa opportunità per Dublino, solo in questi giorni si è presa la via più concreta per la nascita di questi bond.

La morsa di Standard & Poor’s


La morsa di Standard & Poor’s
di Giacomo Gabellini - 22/01/2012

Fonte: statopotenza 





Come è noto, in questi ultimi giorni l’agenzia Standard & Poor’s ha dapprima calato la propria scure su nove paesi dell’Eurozona – Austria, Francia, Spagna, Portogallo, Cipro, Malta, Slovacchia, Slovenia ed Italia – per poi bersagliare, declassandolo da AAA ad AA+, il fondo salva stati Efsf. La Gran Bretagna non subisce invece alcuna revisione in negativo, malgrado il debito aggregato accumulato da Londra sfiori il 250% di un Prodotto Interno Lordo che è a sua volta costituito, in larga parte, dagli istituti di credito della City (che versano in condizioni non migliori rispetto alle restanti banche europee).

Ma ciò non stupisce, dal momento che gli stessi analisti di Standard & si erano guardati bene dal mettere in discussione l’affidabilità della banca d’affari Lehman Brothers, che godette del massimo giudizio fino alla fine dell’estate 2008, a poche settimane dalla bancarotta, e della compagnia assicurativa AIG, cui era stato affibbiato e mantenuto il giudizio A3 fino a una paio di giorni prima che la Federal Reserve erogasse un prestito di 85 miliardi di dollari per salvarla dal fallimento.
Appare quindi difficile credere, nonostante i reiterati proclami dei suoi dirigenti di punta, che l’agenzia in questione emetta i propri giudizi al netto di qualsiasi considerazione politica, così come è difficile credere lo stesso rispetto alla potente banca d’affari Goldman Sachs, che nei mesi scorsi ha inviato una lettera – poi arrivata, guarda caso, ai principali organi di informazione – ai propri azionisti invitandoli a “snobbare” i titoli di debito erogati dai paesi europei.
Considerati singolarmente, questi segnali potrebbero effettivamente preannunciare l’imminenza di una maestosa manovra speculativa, che l’Unione Europea potrebbe agevolmente abbattere piegando le strenue resistenze tedesche per poi esercitare forti pressioni sulla Banca Centrale Europea, che acquistando titoli di debito dei paesi membri dell’eurozona scoraggerebbe le vendite allo scoperto e renderebbe la pariglia agli speculatori, facendoli apparire come quegli “stolti” descritti da Mao Tze Tung, quelli cioè che «Sollevano pietre che poi ricadono sulla loro testa». Ma sarebbe superficiale e, in fondo, estremamente autoconsolatorio assecondare un così rigoroso minimalismo, riducendo le operazioni finanziarie in atto alla mera speculazione internazionale, che sferra i propri attacchi con l’unico obiettivo di incamerare liquidità al minor sforzo possibile.
L’attuale congiuntura storica sta infatti conoscendo sconvolgimenti geopolitici letteralmente epocali, che tirano in ballo interessi capitali e configgenti tra loro specialmente per quanto riguarda la ridefinizione di un assetto mondiale che rispecchi gli effettivi rapporti di forza internazionali. L’economia rappresenta quindi un terreno di battaglia primario, in cui la speculazione finanziaria segue giocoforza strategie politiche pianificate nei più influenti ambienti mondiali (Gruppo Bilderberg, Commissione Trilaterale, ecc.) che, nel caso specifico, fanno capo agli Stati Uniti.
Non è un caso che allorquando Standard & Poor’s si azzardò a tagliare il rating degli Stati Uniti, l’ira di Washington si abbatté sul Presidente Deven Sharma, che venne prontamente rimosso dall’incarico e sostituito con l’ex Amministratore Delegato di Citibank Douglas Peterson. In quel frangente gli Stati Uniti versavano in condizioni estremamente critiche, in cui il debito pubblico era giunto a lambire quota 15.000 miliardi di dollari (maggio 2011), spingendo il Segretario al Tesoro Timothy Geithner a decretare la sospensione del versamento ai fondi pensione dei dipendenti federali, in attesa che il Congresso approvasse un innalzamento del tetto massimo del debito. Il tetto venne innalzato il successivo 2 agosto, e conseguentemente il Tesoro ottenne l’autorizzazione tecnica per riprendere ad erogare obbligazioni. Ora dagli Stati Uniti sono cominciati a giungere tiepidissimi segnali di ripresa occupazionale ma nei prossimi mesi molti Buoni scadranno, e il problema che il governo si troverà ad affrontare sarà quello di piazzare gli oltre 10.000 miliardi di dollari di titoli che verranno emessi dal Tesoro.
L’attacco concentrico sferrato da Standard & Poor’s e Goldman Sachs – cui andranno presumibilmente ad aggregarsi le altre agenzie di rating Fitch e Moody’s, oltre alle grandi banche d’affari anglo-americaneJP Morgan ChaseCitigroup, ecc. – converge quindi, assai significativamente, verso gli interessi nazionali degli Stati Uniti, che usufruiranno della compiacenza garantita dalla prima (Standard & Poor’s) per mostrare, dinnanzi ai mercati internazionali, la solidità dei propri titoli a scapito di quelli europei, che si trovano sotto il fuoco speculativo della seconda (Goldman Sachs).
E Barack Obama, dal canto suo, potrà incassare la relativa plusvalenza strategica a pochi mesi dalle elezioni presidenziali. Nonostante il Commissario agli Affari Economici e Monetari dell’Unione Europea Ollie Rehn si renda conto che compagnie come Standard & Poor’s siano «non istituti di ricerca imparziali ma soggetti che hanno i loro interessi e svolgono il loro ruolo molto in linea con il capitalismo finanziario Usa», le istituzioni politiche ed economiche dell’Eurozona (governi, banche centrali e private, ecc.) anziché rispondere al fuoco non solo non rinnovandole, ma liquidando le esorbitanti riserve di titoli statunitensi detenute nei propri forzieri allo scopo di ottenere la liquidità necessaria per togliere dal mercato i titoli emessi dei paesi ad essa aderenti, incassano i colpi del tutto passivamente, e molto probabilmente finiranno per fare l’unica cosa di cui sono capaci, ovvero stringere ulteriormente il capestro che sta lentamente soffocando gran parte del tessuto sociale europeo in nome della cosiddetta “austerità”, nuovo dogma che ben descrive lo zeitgeist contemporaneo.

DALLA RIVOLTA SOCIALE ALLA MONETA DI POPOLO


SICILIA: DALLA RIVOLTA SOCIALE ALLA MONETA DI POPOLO

http://cuibevitapalermo.blogspot.com/2012/01/sicilia-dalla-rivolta-sociale-alla.html

Con l' inizio della mobiitazione dei Forconi e degli autotrasportatori di Forza d' Urto in Sicilia, si apre una stagione di proteste, pacifiche ma dure che costelleranno presto il territorio nazionale. Tassisti, edicolanti, agricoltori, pastori e camionisti stanno con i fatti dimostrando che il popolo italiano non accetterà supino le politiche del default di Draghi e Monti.
Roberto Fiore di Forza Nuova ha dichiarato: " il passaggio successivo e' la sovranità monetaria" "In assenza di sindaci o autorità regionali che abbiano il coraggio di salvare attraverso l' adozione di monete comunali emesse a credito le economie rovinosamente danneggiate dalla crisi, può essere lo stesso movimento agricolo siciliano o un insieme di categorie ad emettere buoni equivalenti al denaro".
Un esperimento simile e di successo fu compiuto anni fa dal Prof Auriti in Abruzzo: in quella occasione nessuna autorità appoggiò l' inziativa, ma l' accordo e la solidarietà dei cittadini surrogò i politici assenti e creò di fatto una moneta di popolo". Le tragicomiche parole di Draghi sulla gravità della situazione ( Draghi è fra i maggiori responsabili assieme a Monti della crisi) ci confermano che il popolo non deve attendere soluzioni da chi ha affondato la nave, ma deve prendere in mano il proprio destino".
 
Oltetutto Fiore ricorda che nello Statuto Siciliano è presente con l' Art 17 una normativa che consente alla Regione la possibilità di disciplinare il credito; con l' art 41 si afferma poi che la Regione può emettere prestiti interni.
 " Ma se la Regione, come noi pensiamo preferirà i poteri bancari e Monti agli agricoltori siciliani- ha concluso l' On Fiore- ben venga la moneta popolare siciliana." 
Forza Nuova Sicilia
Ufficio stampa

2011: l'anno peggiore


2011: l'anno peggiore
di Ida Magli
ItalianiLiberi | 05.01.2012
http://www.italianiliberi.it/Edito11/2011-anno-peggiore.html

  Con il 2011 si è chiuso l’anno peggiore della storia d’Italia dalla fine della seconda guerra mondiale. Abbiamo perduto la democrazia, abbiamo perduto l’indipendenza, siamo diventati poveri, ci troviamo nella condizione assurda di essere “rappresentati” da parlamentari che hanno tradito il mandato ricevuto dai cittadini. Parlamentari che avevano due strade legittime da seguire di fronte alla nomina irrituale da parte del Capo dello Stato di un governo non eletto da nessuno: non dargli la fiducia in Parlamento, oppure dimettersi tutti dal proprio incarico rinviando le scelte ai cittadini. Non l’hanno fatto, e continuano a mantenere in vita un governo illegittimo affermando con ogni loro Sì di essere incapaci di fare il proprio lavoro delegandolo ad altri, e prendendo anche di conseguenza uno stipendio cui non hanno diritto.
  Questa è la situazione. Ne consegue - e non poteva non essere così – che è stato instaurato un governo dispotico, il quale, come ha affermato pubblicamente, non deve rispondere a nessuno di ciò che fa (un tempo almeno i sovrani, pur essendo assoluti, dicevano di rispondere a Dio delle proprie azioni) e che, sotto le vesti grottesche di una finta democrazia, esercita un potere inquisitorio, poliziesco, nel quale è stata abolita ogni libertà d’azione e ogni sfera privata. I controllori del fisco e i banchieri sono stati appositamente trasformati in un nuovo corpo di polizia al servizio del governo.
  Non c’è nessuna giustificazione possibile. Ogni volta che i detentori del potere hanno instaurato il dispotismo, il terrorismo di stato, hanno sempre esibito dei buonissimi motivi. I governanti attuali non fanno eccezione. La ricerca bancaria  dell’evasione fiscale è soltanto una forma moderna di ricerca, da parte dell’ Inquisizione, dell’osservanza del precetto pasquale con relativa condanna pubblica sul ponte San’Angelo. Cambiano le persone, ma i detentori del potere sono sempre uguali: sono sicuri e si compiacciono del proprio potere soltanto se opprimono i sudditi.
  Cosa possiamo fare? L’ho già detto più volte e debbo necessariamente ripetermi: sul piano della legittimità gli unici che possono farci uscire da questa situazione sono i parlamentari: votino No anche soltanto a una norma del governo Monti, quella sull’uso del denaro contante e dell’obbligo di aprire un conto corrente se si superano i mille euro. Metterebbero fine all’illegittimità della propria condotta con la semplice, ma nobile, rivendicazione del diritto alle libertà democratiche.
E il debito pubblico? Su quello non c’è nulla da aggiungere a quanto tutti sanno benissimo: bisogna tornare alla sovranità monetaria, quindi alla lira. Pochi giorni fa in un’intervista sull’Avvenire, Lucio Caracciolo l’ha spiegato con concise, limpide parole: per l’euro non c’è speranza. Stiamo buttando denaro, sacrifici, addirittura le vite di coloro che si suicidano a causa della crudelissima stretta del credito, in un enorme “vuoto”: le ambizioni dei costruttori della moneta unica. Basta, non possiamo aspettare più. La massima responsabilità nelle disavventure della storia è sempre spettata in primo luogo, non ai massimi detentori del potere, ma a coloro che, potendolo, non si sono opposti ai loro accessi di follia. 
Ida Magli
www.italianiliberi.it
Roma, 04 Gennaio 2012

RIZZO: USCIAMO DALLA UE


RIZZO: USCIAMO DALLA UE, CI TRATTANO DA COLONIA

Da "IL MESSAGGERO" di venerdì 20 gennaio 2012
L`INTERVISTA 
Rizzo: usciamo dalla Ue, ci trattano da colonia 
di ETTORE COLOMBO 
ROMA - «L`Italia deve uscire dalla Ue, che oggi è solo l`Europa delle banche e dei banchieri, non dei popoli. E ogni partito comunista che si rispetti non può che lavorare per questo obiettivo».
Marco Rizzo ha fondato un nuovo partito comunista, Comunisti-Sinistra Popolare, che organizza, con la presenza di delegazioni di diversi partiti comunisti europei oggi all`opposizione nei loro Paesi, un focus sulla situazione europea che si apre oggi a Roma. Il titolo è già tutto un programma: «Contro Monti, contro la Ue, contro la Nato. Per il Socialismo».
«Siamo contro la Ue e contro l`Europa dei banchieri». spiega Rizzo.
Marco Rizzo «Avremmo dovuto fondare l`Unione dei popoli, diceva una volta Fausto Bertinotti, ma non s`è mai vista. Fatica inutile. Ora dalla Ue bisogna uscire».
Con chi ce l`ha? «Con la cricca europeista composta da banchieri, agenzie di rating e grandi istituzioni europee che ci trattano - a noi come agli spagnoli, ai portoghesi e ai greci e tra poco anche ai francesi come colonie da colonizzare. Monti è peggio di Berlusconi, ma è solo un loro terminale, non conta nulla. Le decisioni le prende il direttorio Bruxelles-Francoforte e l`asse Berlino-Parigi, presto neppure più quello, solo Berlino. La politica non esiste più».
C`è tutta una sinistra radicale che protesta. Rifondazione, Pdci, altri.
Perché non vi mettete insieme? «La Federazione della Sinistra punta solo a un accordo elettorale con il Pd per conservare se stessa e quello che resta dei loro apparati e delle loro burocrazie politiche. Il nostro partito, che è composto solo da compagni e compagne volontari, non mira a posti e tantomeno a seggi. Con il Pd ogni alleanza è impossibile.
La rottura con questi soggetti della sinistra è nata proprio sulla loro spasmodica ricerca di alleanze per sopravvivere.
Noi stiamo con i partiti comunisti fratelli di tutt`Europa come quelli del Kke greco, oggi in forte ascesa».
Ma vi presenterete alle elezioni? «Vedremo. Bisogna usare le elezioni per costruire un partito comunista, non fare l`inverso, cercando accordi elettorali a tutti i costi per cercare di far sopravvivere partiti comunisti finti come Prc e Pdci. Bisogna dare vita a un nuovo blocco sociale composto da lavoratori, sfruttati, pensionati e tassisti».
Tassisti? «Si. La classe operaia è stata sconfitta, ora vogliono sconfiggere tutti gli altri. lo sto con i tassisti, che non sono la casta o la cricca italiana o europea, ma una classe di lavoratori sfruttati e sottopagati».

domenica 22 gennaio 2012

La BCE è impegnata in un massiccio QE


Un interessante articolo di Marshall Auerback su Economonitor commenta lo strisciante ma massiccio QE della BCE, insieme agli effetti destabilizzanti dell'austerità...

di Marshall Auerback - Così le agenzie di rating hanno finalmente dato corso alla grande minaccia e hanno declassato una serie di rating del credito della zona euro, tra cui Francia e Austria, che tutt'e due hanno perso il loro agognato status di tripla AAA. Italia, Portogallo e Spagna sono state declassate di altre due tacche.

Cosa significa e perché è importante?

Gli investitori (spesso male informati) usano le agenzie di rating come Fitch, Moody's e S&P come indicatori del rischio di default di un paese. I paesi che ricevono un basso rating del credito sono in svantaggio quando vendono titoli perché gli acquirenti non pagheranno più di tanto per le obbligazioni di un paese percepito come a rischio. In effetti, le agenzie di rating sono in grado di costringere i paesi ad adottare politiche che vengano incontro agli investitori delle agenzie di rating. Un governo compiacente reagisce spesso come il cane di Pavlov alla minaccia o all'attuazione di un downgrade, mettendo da parte gli interessi dei suoi cittadini e iniziando a introdurre dei tagli discrezionali di bilancio, sia aumentando le tasse che tagliando la spesa.

La mia opinione è che il downgrade del rating determina un circolo vizioso in cui i paesi finiranno per adottare politiche che metteranno le loro economie ancora più a rischio di quanto non lo fossero già. La ragione di questo è che in Europa c'è una struttura finanziaria difettosa che non può essere risolta con misure di austerità, perché è incapace di gestire degli enormi shock esterni nella domanda di beni e servizi da parte dei consumatori.

"Forconi" a Monti: ora moneta popolare



"Forconi" a Monti: ora moneta popolare