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martedì 17 gennaio 2012

Pressioni per vendere titoli Stato


Cannata spara a zero sulle agenzie di rating. Il direttore generale del Tesoro, Maria Cannata, nel corso di un'audizione alla commissione Bilancio della Camera, ha rivelato che alcune banche hanno ricevuto pressioni sia dalle agenzie di rating sia dalle Autorità di vigilanza affinché riducano l'esposizione verso i titoli di Stato per evitare di compromettere la loro capacità di finanziarsi sul mercato.
La Cannata non ha fornito dettagli, ma nel corso dell'audizione si è mostrata critica verso l'Eba, l'Autorità bancaria europea, che ha imposto alle principali banche europee di ricapitalizzarsi per neutralizzare le potenziali perdite di portafoglio sui titoli di Stato: "la decisione dell'Eba ha avuto un effetto molto pesante sul nostro mercato". 
Le "richieste dell'Eba di rafforzamenti patrimoniali al fine di compensare la valorizzazione a mark to market dei portafogli di investimento a scadenza" hanno infatti determinato "considerevoli difficoltà da parte delle banche italiane", ha aggiunto il direttore generale del Tesoro. Come conseguenza, i soggetti italiani hanno incrementato con riluttanza il loro portafoglio per non dover far fronte ad aumenti di capitale basati su fattori contingenti.
La Cannata ha anche fatto sapere che una delle tre più importanti agenzie di rating ha chiesto al Ministero di eliminare l'automatismo che lega le valutazioni alle scelte dei portafogli: "l'agenzia ci ha detto: vogliamo essere liberi di dare le nostre valutazioni senza sconquassi". E' chiaro che l'agenzia vuole scrollarsi di dosso qualsiasi responsabilità, ma è altrettanto chiaro che si dà "troppo peso" alle agenzie di rating. 
La stessa decisione di Standard & Poor's di declassare l'Italia è stata giudicata da molti investitori e analisti eccessiva e inconsistente. Quindi per la dirigente di via XX settembre è arrivato il momento di un'agenzia di rating pubblica internazionale, difficile certo da organizzare, "ma se non ci si mette mai si riuscirà". 
Gli Stati però non dovrebbero essere giudicati da privati. La Cannata non vede tanto bene un'agenzia pubblica europea perché potrebbe essere percepita come locale e partigiana, come quella cinese, l'ideale sarebbe invece un'agenzia "pubblica e veramente internazionale".
Soprattutto ora che, anche dopo la decisione di Standard & Poor's (il rating italiano è sceso a BB+ da A), il quadro rimane ancora molto delicato con effetti sulle decisioni di investimento degli operatori istituzionali ancora da approfondire e vagliare. Paradossalmente, ha osservato ancora, il declassamento da parte di S&P non sembra avere influito significativamente sulle fluttuazioni "molto sensibili" dello spread Btp-Bund (oggi a 469 punti base).

sabato 14 gennaio 2012

Agenzie di Rating: prostitute finanziarie


Standard & Poor's, Moody's e Fitch sono PROSTITUTE FINANZIARIE
Esse sono le piu' famose agenzie di rating, si dividono il mercato della valutazione del rischio determinando spesso le sorti degli emittenti messi sotto analisi.
Abbiamo assistito ad un taglio del rating di due gradini per Italia, Spagna e Portogallo. Francia e Austria hanno perso la «tripla A», vale a dire il giudizio di massima affidabilità sui mercati, mentre l'Italia scende da A a BBB+, lo stesso livello di affidabilità di Perù e Colombia, Irlanda, Russia e Kazakhstan. 
Tali Agenzie di Rating sono delle PROSTITUTE FINANZIARIE perchè agiscono in conflitto di interessi, in quanto società private pagate dagli stessi organismi (pubblici o privati) verso i quali emettono il loro giudizio. 
Nel caso degli Stati, procedere ad un declassamento del debito significa far perdere la fiducia che quello Stato possa ripagare i suoi creditori; la conseguenza: il Paese è costretto ad offrire Titoli di Stato a rendimenti più elevati (quindi maggior debito) per renderli "appetibili" sul mercato, affinchè tali titoli possano essere acquistati.
Ecco perchè si sta appunto discutendo al Parlamento europeo di fare una riforma che possa limitare il potere delle agenzie di rating, con misure che sospendano il rating per i Paesi in piena crisi debitoria, ma soprattutto la possibilità per gli investitori di chiedere alle autorità giudiziarie una condanna per danni nel caso in cui le agenzie abbiano commesso colpe nei loro giudizi. 

Ma al Parlamento Europeo fingono di limitare i danni o stavolta faranno sul serio? 
Evidentemente hanno dimenticato i casi Parmalat e Lehman Brothers (che avevano rating positivissimi), oppure gli ottimi rating che si davano ai mutui subprime che hanno portato ad una crisi economica devastante. 
Tutti i governi ormai, dagli Usa all'Europa, accusano le agenzie di aver peggiorato la crisi attraverso tagli del rating, correlati tra l'altro da giustificazioni per nulla convincenti.

Gli sciacalli del F.M.I. e le prostitute del rating sarebbero schiacciate sotto il peso dell'indifferenza in sistema economico basato sulla SOVRANITA' MONETARIA, ossia la moneta emessa direttamente dallo Stato, senza bisogno di "intermediari privati"; invece ci si riduce per piegarsi alle folli ideologie di istituzioni private, non elette democraticamente dal alcun cittadino, dalle quali facciamo dipendere la nostra politica monetaria e, quindi, anche la nostra vita.