È chiaro che la crisi dell’Eurozona si protrarrà anche nel 2012, nonostante la ripresa dei mercati azionari registrata all’inizio di febbraio.
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venerdì 17 febbraio 2012
giovedì 9 febbraio 2012
I primi a lasciare l'euro ne usciranno meglio
L'Observatoire de l'Europe pubblica un'intervista a Stiglitz, in cui il Nobel per l'economia manifesta una sfiducia oramai totale sull'euro, paragonando l'austerità ai salassi delle sanguisughe.
mercoledì 1 febbraio 2012
domenica 29 gennaio 2012
mercoledì 25 gennaio 2012
Roubini: soluzione passa per un calo dell'euro del 20-30%
New York - Nouriel Roubini, professore d’economia presso la Stern School of Business, a New York, ha partecipato alla Quinta Giornata organizzata da EFG Financial Products, a Zurigo, ed era tra gli ospiti piu' attesi insieme all'ex chief economist della Bce, Otmar Issing.
Secondo quest'ultimo il peggio della crisi dell'area euro e' probabilmente gia' passato e che stiamo avanzando nella giusta direzione. Roubini invece non la pensa affatto come il noto oppositore alla soluzione degli Eurobond. Secondo il docente della NYU non e' detto che il peggio sia alle nostre spalle.
Entrambi gli analisti concordano sul fatto che l'Eurozona finira' per perdere uno dei suoi stati membri, la Grecia: "Il deficit e' nuovamente inferiore alle stime di meta' 2011. Ma non e' possibile proseguire per dieci anni senza crescita. La Grecia non puo' essere finanziata ad aeternam in questa maniera", ha affermato Issing.
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lunedì 23 gennaio 2012
La cattolica Irlanda teme il default e lancia bond islamici
Sono obbligazioni particolari, i bond islamici chiamati Sukuk Bond, e proprio la cattolicissima Irlanda potrebbe lanciarle a breve. Rispettano la legge islamica, che vieta ai prestiti di generare interessi, e sono ovviamente appetibili per investitori sensibili alla Sharia, come i paesi del Golfo. La troika composta da Fmi, Bce e Ue ha certificato che Dublino, per il 2011, ha centrato gli obiettivi: ma per stabilizzarsi e scongiurare il rischio di fallimento meglio cautelarsi. Anche ricorrendo alla legge islamica.
L’Irlanda potrebbe essere il primo Paese europeo a emettere Sukuk bond, riferiscono fonti vicine al ministero delle Finanze. Queste obbligazioni dal nome esotico stanno prepotentemente entrando sulla scena. Intercettano le necessità degli investitori arabi poiché non entrano in conflitto con la legge islamica, che vieta ai prestiti di generare interessi. Vengono strutturati in differenti tipologie, sostanzialmente attraverso accorgimenti tecnici si crea una successione di flussi di cassa che armonizza il profilo rischio/rendimento tipico delle obbligazioni europee con i precetti della Sharia. E pur essendo la legge islamica in vigore solo in alcuni paesi, molti musulmani moderati sono favorevoli all’utilizzo di questi ibridi Islam-friendly.
Una recente proiezione di Kuwait Finance House vede le nuove emissioni di tali bond sfondare la barriera dei 200 miliardi di dollari nel 2012, con un balzo anno su anno del 25-30 per cento. E, soprattutto, prospettive di sviluppo sono enormi. Alcuni Paesi europei stanno da lungo tempo valutando l’opportunità di dare il via a emissioni di questo tipo, Francia, Regno Unito e Lussemburgo ad esempio. Lo stato tedesco del Saxony-Anhalt ne emise 100 milioni di euro già nel 2004. Ma nessuno sembra ancora aver fatto la mossa decisiva. È notizia dell’ultima ora quella secondo la quale potrebbe essere l’Irlanda la prima a scendere in campo. Sebbene una ricerca di PricewaterhouseCoopers del 2010 avesse analizzato questa opportunità per Dublino, solo in questi giorni si è presa la via più concreta per la nascita di questi bond.
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mercoledì 18 gennaio 2012
CHE SIGNIFICA DECLASSARE IL FONDO SALVA-STATI
Il fondo Salva-Stati (Efsf, European Financial Stability Facility) è un’ancora di salvataggio creato da 17 Stati Membri dell’Unione Europea con l’obiettivo primario di salvaguardare la stabilità finanziaria in Europa e fornire assistenza agli Stati ad alto debito. E’ nato per concedere credito esclusivamente agli Stati Membri e non ha fondi propri, bensì 780 miliardi di garanzia. Forte delle solide garanzie, l’istituto emette titoli di debito che vengono acquistati da enti di tutto il mondo, dalle banche ai fondi pensione, dai fondi sovrani alle agenzie assicurative. Col denaro raccolto, l’Efsf ricompra i titoli di debito degli Stati in difficoltà. In pratica l’Efsf nasce per ridurre il rischio che un’asta di titoli di Stato fallisca, tramite operazioni di acquisto sia sul mercato primario (le aste) che su quello secondario (negoziando titoli già in circolazione), riempiendo il vuoto lasciato dalla Bce, che interviene esclusivamente sul mercato secondario.
COSA IMPLICA IL DECLASSAMENTO
Il downgrading dei titoli del debito a lungo termine dell’Efsf è stato la diretta conseguenza dell’abbassamento delle valutazioni su molti altri titoli di Stato europei, tra cui quelli di Francia e Austria, Stati molto importanti per le garanzie finanziarie al Fondo.
L’Efsf gode ancora del rating massimo di S&P sulle emissioni a breve, e vanta i voti più alti sulle emissioni a lungo da parte delle altre due agenzie di rating, Moody’s e Fitch. La decisione era attesa: S&P aveva già anticipato il downgrading il 5 dicembre, segnalando come “negativo” l’outlook sulle emissioni a lungo termine nel proprio Creditwatch.
Il deterioramento del rating porta con sé un aumento dei costi di finanziamento, che implica spese maggiori per aiutare gli Stati in difficoltà. Per questo si prevede che il supporto dato dall’Efsf ai paesi più deboli non potrà che ridursi. Saranno proprio i paesi in difficoltà a pagarne le conseguenze.
La situazione potrebbe cambiare velocemente, se ci fosse la volontà politica. S&P ha tenuto il proprio outlook sui fondi dell’Efsf su “developing”, che significa che potrebbero migliorare o peggiorare a breve. In che modo potrebbero migliorare? Aumentando le garanzie alla base dell’Efsf. Probabilmente sarebbe meglio anticipare l’istituzione, per ora programmata a luglio, dello European Stability Mechanism (Esm): quest’ente è destinato a sostituire l’Efsf in maniera definitiva ed il suo momento potrebbe essere arrivato prima del previsto.
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