È chiaro che la crisi dell’Eurozona si protrarrà anche nel 2012, nonostante la ripresa dei mercati azionari registrata all’inizio di febbraio.
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venerdì 17 febbraio 2012
mercoledì 25 gennaio 2012
Roubini: soluzione passa per un calo dell'euro del 20-30%
New York - Nouriel Roubini, professore d’economia presso la Stern School of Business, a New York, ha partecipato alla Quinta Giornata organizzata da EFG Financial Products, a Zurigo, ed era tra gli ospiti piu' attesi insieme all'ex chief economist della Bce, Otmar Issing.
Secondo quest'ultimo il peggio della crisi dell'area euro e' probabilmente gia' passato e che stiamo avanzando nella giusta direzione. Roubini invece non la pensa affatto come il noto oppositore alla soluzione degli Eurobond. Secondo il docente della NYU non e' detto che il peggio sia alle nostre spalle.
Entrambi gli analisti concordano sul fatto che l'Eurozona finira' per perdere uno dei suoi stati membri, la Grecia: "Il deficit e' nuovamente inferiore alle stime di meta' 2011. Ma non e' possibile proseguire per dieci anni senza crescita. La Grecia non puo' essere finanziata ad aeternam in questa maniera", ha affermato Issing.
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sabato 21 gennaio 2012
Dire addio all’euro, la tentazione dei finlandesi alle urne
I finlandesi vanno alle urne per le presidenziali e potrebbero mandare al ballottaggio un candidato anti euro, rendendo così le loro elezioni un referendum sulla moneta unica. Nei sondaggi un terzo dei cittadini ora ha un’opinione negativa dell’euro. Helsinki ha tenuto la tripla A e la sua posizione è determinante anche per il fondo salvastati. Così, proprio quando potrebbe iniziare a contare davvero di più a Bruxelles, la tentazione della Finlandia di mandare a quel paese i greci e tutti noi si fa sempre più forte. Ma qualsiasi cosa decideranno, questo è uno dei paesi col miglior sistema educativo al mondo e dove il 79% degli abitanti usa internet. Insomma non sarà becero populismo.
I finlandesi che domani potrebbero mandare al ballotaggio per le presidenziali un candidato anti euro, Paavo Matti Väyrynen, da opporre al più filo Bruxelles ex ministro delle finanze Sauli Niinistö, celebre nel Paese anche per essere sopravvissuto allo tsuanami del 2004, sono molto stanchi di dare soldi ai greci e più in generale ai Paesi periferici. Lo stesso ministro degli esteri finlandese Erkki Tuomioja ha bollato come "inutile e dannoso" l’accordo sull'unione fiscale europea, suscitando paure di una futura opposizione. Così la situazione generale trasforma il voto di queste cinque milioni e mezzo di persone in un referendum sulla moneta unica e il futuro della Ue. Niinistö potrebbe vincere anche al primo turno o andare al secondo con altri rivali, mentre i candidati che vogliono lasciare l’euro, (perché assieme a Väyrynen dei centristi c'è anche Timo Soini dei populisti «True Finns») dovrebbero portare a casa circa un quarto dei voti.
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mercoledì 18 gennaio 2012
Banca mondiale: Scende la crescita globale verso una crisi da cui “non si salva nessuno”
L’economia del pianeta crescerà solo del 2,5, rispetto alle previsioni del 3,6. Scendono zona euro, Usa, Cina, India, Giappone. La crescita nei Paesi in via di sviluppo sarà del 5,4; nei Paesi ricchi dell’1,4. Favorire ammortizzatori sociali e programmi di infrastrutture. I prezzi delle derrate alimentari sono scesi del 14%, ma il problema del cibo rimarrà cruciale per i Paesi poveri.
Pechino – La Banca mondiale ha tagliato le sue previsioni sulla crescita globale, mettendo in guardia anche le nazioni emergenti. Se la crisi persiste soprattutto nella eurozona, la discesa sarà molto dura e nessuna nazione verrà risparmiata.
Presentando il rapporto sull’economia globale, Justin Lin, capo economista dell’organismo, ha detto che l’economia del pianeta crescerà solo del 2,5% nel 2012 (rispetto alle previsioni del 3,6); l’area dell’euro si contrarrà allo 0,3% (su stime precedenti dell’1,8); gli Usa cresceranno del 2,2 (rispetto al 2,9). Per il 2012 vengono ritoccate anche le prospettive di crescita del Giappone (1,9% da 2,6); della Cina (8,4 dall’8,9) e dell’India (1,9 dal 6,5%)
I dati rilasciati oggi in Asia (ieri negli Usa), sono impressionanti se paragonati con le previsioni del 2011 (2,7%), del 2010 (4,1) e del 2009 (2,9). La Bm ha però anche aggiunto che “perfino giungere a questi debolissimi risultati è molto incerto” e che se l’eurozona peggiorasse ancora di più, il “risultato negativo sarebbe ancora più lungo e più profondo” della precedente crisi del 2008, e nessuna nazione sarebbe risparmiata.
La crescita per le nazioni in via di sviluppo sarà del 5,4% (la previsione era del 6,2) e quelle delle nazioni ricche dell’1,4 (dal 2,7 pronosticato).
La BM raccomanda di mettere al primo posto u impegno negli ammortizzatori sociali e lanciare programmi di infrastrutture. Essa fa notare che, anche grazie alla crisi, nella maggior parte dei Paesi in via di sviluppo molti prezzi sono scesi e l’inflazione è diminuita. Nonostante ciò, si aggiunge “la sicurezza del cibo per i più poveri – compreso il Corno d’Africa – rimane una preoccupazione fondamentale”. Da un picco nel febbraio 2011 (in corrispondenza con la “primavera araba”), i prezzi sono scesi del 14%.
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