Il quantitativo di capitali che gli istituti di credito europei potrebbero chiedere in prestito alla BCE alla fine del mese di febbraio potrebbe essere pari a 500 miliardi di dollari. L’ammontare di tali crediti, che sarebbero concessi dall’Eurotower su base triennale, è stato stimato da un gruppo di 23 esperti interrogati dall’agenzia Reuters.
Visualizzazione post con etichetta mario draghi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mario draghi. Mostra tutti i post
martedì 14 febbraio 2012
venerdì 20 gennaio 2012
Da Washington una "trappola" per l’Italia
“Bisogna essere più ottimisti rispetto a sei o sette mesi fa” sostiene Mario Draghi davanti ai banchieri centrali a congresso in quel di Abu Dhabi, terra di petrolieri e di sceicchi banchieri, visto lo shopping in Unicredit. Eppure il presidente della Bce, non più tardi di una setimana fa, aveva sferzato i deputati dell’Europarlamento sillabando, nell’emiciclo di Straburgo, che “la situazione è gravissima, in netto peggioramento”. A quale versione credere?
L’Italia vista dal Fondo monetario internazionale va verso una recessione profonda, soprattutto il 2012 sarà peggio del previsto: il Pil italiano è visto in calo del 2,2% nel 2012 e dello 0,6% nel 2013. “La ripresa globale è minacciata dalle crescenti tensioni nell’area dell’euro” prevede l’Economic Outlook dell’istituzione di Washington che si accinge a raccogliere mille miliardi per sostenere i paesi in difficoltà nei prossimi anni (ogni riferimento all’Italia è puramente intenzionale). Ma le Borse, a giudicare dai numeri, hanno già archiviato il peggio. Rispetto alla metà di settembre, quando l’allarme cominciava a risuonare in tutti i desk della finanza globale e nelle cancellerie del G20, lo Standard & Poor’s 500 segna un rialzo del 26% a Wall Street, l’indice Dax cresce a Francoforte del 19%, la derelitta Milano, che ne ha viste di tutti i colori, è sopra del 13%.
Eppure da allora si sono moltiplicate le notizie negative. A settembre ci si stracciava le vesti di fronte alla prospettiva di un taglio “volontario” del 30% dei crediti dei privati verso la Grecia. Ora si viaggia sul 50% o anche più. Il governo in carica a Palazzo Chigi negava nei suoi documenti ufficiali la prospettiva della recessione, oggi già in corso. A Madrid il governo uscente prevedeva un deficit del 6%. In realtà è due punti di più. Si dava per scontato, infine, che il rafforzamento del Fondo salva-Stati era questione di giorni. Al contrario, l’odissea dei quattrini che non ci sono è tutt’altro che finita. In cambio, l’Eba chiede alle banche di casa nostra quattrini veri, da vesare entro giugno.
Etichette:
BCE,
debito pubblico,
default,
FMI,
mario draghi
Iscriviti a:
Post (Atom)
