martedì 4 settembre 2012

Crollo del mercato immobiliare


C'era una volta l'immobile
di Eugenio Benetazzo - 03/09/2012
Fonte: Eugenio Benetazzo


Per decenni gli italiani hanno confidato sul mattone come bene rifugio per eccellenza, tuttaviadesso senzpiù alcun dubbio possiamo affermare che queste esternazioni rappresentano certezze di un passato che non si ripresenterà mai più. Il numero delle NTN stimate per il 2012  (ovvero il numero delle transazioni normalizzate, in buonsostanzil dato che statisticamente rappresenti volumi delle compravendite) è sui livelli di metà anni ottanta, con circ450/470.000 transazioni, dopo aver avuto picchi vertiginosi durante il primo decennio del nuovo millennio con 750/800.000 transazioni. Questo è di gran lungil dato che rappresentlcrisi o meglio ldepressione del mercato immobiliare italiano.  Se ci aggiungiamo inoltre l'effetto IMU tale dato dovrebbe peggiorare sensibilmente a consuntivo. Ci siamo sempre sentiti dire che gli italiani sono un popolo ricco perchè otto su dieci di loro posseggono lcasin cui vivono: in realtà anche questo è un dato fuorviante in quanto non considerquanti di loro sono effettivamente proprietari dellpropriabitazione, senzquindi essere gravati dmutui e prestiti vari per ammodernamenti ed ampliamenti.

In Italici sono quasi 24 milioni di abitazioni residenziali (censite catastalmente), di queste 17 milioni rappresentano abitazioni principali di proprietà mentre 6 milioni rappresentano quelle in locazione o fruite ad altro titolo. Al fianco di questi dati deve far riflettere come ve ne siano invece oltre un milione completamente vuote (o meglio non utilizzate, per lprecisione 1.200.000), e non mi riferisco alle case per vacanzo ad utilizzo lavorativo che sono stimate a 4,5 milioni. Se questo non vi bastancorper comprendere ildowntrend che caratterizzerà il mercato immobiliare italiano nei prossimianni (se non decenni) possiamo elencare le contrazioni di valore che hanno colpito interi quartieri siin aremetropolitane che i capoluoghi di provinciaandando dun -5% a un -20% in appendue anni. L'intero settore stapassando dunfase di  blandstagnazione ad undi marcatcontrazione aseguito della convergenzdi fenomeni socioeconomici poco confortanti: crollo del mercato dei mutui e peggioramento delle condizioni di affidamento, diminuzione del reddito disponibile nelle famiglie italiane, aumento del carico fiscale sui patrimoni immobiliari e profondincertezzsul mercato del lavoro.
In particolar modo l'ultimvoce deve portare a far riflettere: nel futuro che ciattende non avrà più senso investire a lungo termine per acquistarsi unappartamento di proprietà sapendo che oggi si hun posto di lavoro a Torino, Milano o Padove domani con moltprobabilità si sarà obbligati a spostarsi in un altrregione o peggio in un altrnazione a fronte di un mercato del lavoro più dinamico e flessibile. Non entro dopo a raccontare che fine faranno tutti gli immobili costruiti durante gli anni novanta, che si trovano in classe energeticaD/E/F, i quali dovranno competere con quelli nuovi di ultimgenerazione: lacompetizione sul mercato produrrà d'obbligo unconsistente contrazione delle valorizzazioni qualorsi debbvendere per necessità. Pensate a tal proposito che un appartamento di medie dimensioni in massimcertificazione energeticapuò far risparmiare anche oltre Euro 2.000 all'anno solo in spese di riscaldamento e condizionamento. Sul fenomeno delllentpenetrazione delle etnie minoritarie in quartieri un tempo di prestigio, ho già avuto modo di parlarne in precedenza.
Termino ricordando che il colpo di grazilo daranno invece le dismissioni di ingenti patrimoni immobiliari sidparte di Enti Locali e sidparte di molti fondi immobiliari privati, i quali liquideranno il proprio patrimonio primdellscadenznaturale del fondo con unstima del controvalore immesso sul mercato di oltre 9 miliardi entro i prossimi tre anni. Ognuno di voi pertanto cerchi di immaginare le conseguenze che scaturiranno dquestmole di proprietà immesse sul mercato, contribuendo a saturarlo ed ingolfarlo pesantemente. Questo non riguardsolo l'Italia, mmolte altre economie occidentali, solo in Germanisi stimano dismissioni di fondi immobiliari per oltre 20 miliardi di euro. Stfinendo un'epocnel vero senso dellparola, quello che si davper sicuro e remunerativo oggi non lo è più: il mio suggerimento se proprio ci si è intestarditi a investire nell'immobiliare è almeno ricercare l'eccellenzenergeticnel residenziale e l'esoticità per quanto riguardi fondi immobiliari aperti, confidando che il gestore con invidiatlungimiranzsiin grado di individuare mercati con elevato appeal e forte crescitnei prossimianni.
 

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