domenica 16 dicembre 2012

Marò in parlamento ?


Mo’ vene Natale 

Una bella canzone napoletana, scritta negli anni ’70 quando scoppiò in Italia la prima crisi economica, che indusse il capo del Governo dell’epoca a dissanguarci, diceva: “Mo’, vene Natale, nun tengo denare, me vaco a cuccà”.
Oggi in Italia, viene il Natale e non solo non abbiamo denaro, ma neanche dignità, perché subiamo, senza protestare come si deve, le angherie di uno Stato, l’India, che tiene ingiustamente in prigione due nostri militari, che operavano per l’ONU a tutela dei nostri marinai, continuamente assaltati dai pirati.

Il Ministro della Difesa, un ex ammiraglio, è andato in India a pranzare con i nostri due soldati. A tenere loro compagnia. Ha avuto coraggio a recarsi in uno Stato che non rispetta le norme internazionali. Potrebbero trattenere pure lui. Chissà cosa farebbe questo governo di fantasmi nel caso in cui anche il nostro Ministro della Difesa fosse tenuto prigioniero!
Noi, da tempo, andiamo dicendo che occorre catturare l’addetto militare dell’India in Italia per fare uno scambio di prigionieri, perché il nostro Paese con l’India è in un evidente stato di conflittualità. Ma nessuno si muove, tanto i due marò sono figli del popolo e non di un uomo potente, o, comunque, graditi al potere. Mica hanno portato voti a qualche partito! No, si sono limitati a portare valori di un’intera Nazione nel consesso internazionale che, mentre disprezza i nostri politici, perché ladri e corrotti, sono ammirati del senso di umanità e di solidarietà dei nostri ragazzi, che in terre lontane abbracciano bambini, soccorrono infermi, assistono gli inermi e i più deboli.
Buon Natale, ragazzi, dalla parte più sana del popolo italiano, che vi vuole bene, perché state sopportando con dignità e con onore una sofferenza che vi tiene lontani dai vostri familiari, dai vostri cari, dalla vostra bella Italia, nel giorno in cui Cristo è venuto al mondo per portare serenità e pace.
Buon Anno, ragazzi, nella speranza che il nuovo governo italiano, più deciso e determinato, otterrà la vostra liberazione. Sappiano politici e giudici dell’India che noi, in Italia, trattiamo bene i loro connazionali. Li consideriamo nostri fratelli. Loro, no!
Un’altra canzone napoletana dice: “A tavula mettite ‘o piatte mie, facite comme a sera da vigilia, comme si miezze a vuie stesse pure io”.
Invito tutte le famiglie degli Italiani a mettere, per Natale, due piatti a tavola per i nostri due ragazzi. Debbono stare lì, vuoti, per tutto il pranzo, in attesa che loro tornino a sedersi in mezzo a noi.
Noi in Sicilia stiamo preparando una lista per le prossime elezioni politiche. Oggi stesso manderò una lettera ai due Marò per farli candidare alle prossime consultazioni elettorali.
Chi più di loro merita di sedersi in un Parlamento, oggi popolato in gran parte da ladri, concussi, parassiti e incapaci?
Buon Natale e Buon Anno, Italia! Ci sveglieremo un giorno. Ne sono certo
Palermo, 17 dicembre 2012
Antonio Pappalardo

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