L’economista Galloni contro finanza e banche centrali: “Per uscire dal tunnel non dare retta all’UE e al Fmi, ma guardare al Mediterraneo
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Serve una nuova dimensione economica. Non più finanza e speculazione, quanto modelli economici inclusivi dove al centro ci sia sempre e comunque l’uomo e non gruppi di potere che determinano i destini di miliardi di uomini, mentre l’unica cosa che rimane ai governi è quella di tassare i cittadini. Ma non di sole tasse deve vivere l’uomo.
«Le agenzie di rating – spiega l’economista – guardano allo sviluppo: vogliono vedere che il debito è sotto controllo perché si riduce in rapporto al reddito. In Italia, invece, si stanno colpendo i consumi e non si impegnano nuove risorse per gli investimenti pubblici; i privati non investono perché non c’è ripresa, anzi le prospettive stanno peggiorando».
Però gli esperti dicono che nel 2013 si recupererà il Pil del 2008?«Già, però nel 2013 saremo 3 milioni di residenti in più, quindi, a parità di PIL ci sarà una riduzione pro-capite del 5%. E così i consumi si ridurranno e l’indebitamento delle famiglie aumenterà in valore assoluto, quello delle imprese rispetto al fatturato, quello dello Stato rispetto al PIL».
Siamo davanti ad una crisi del Capitalismo o cosa?«Guardi, i saggi di profitto sono quasi a zero mentre i costi – proprio dove le tecnologie risultano più efficaci – si abbassano; ne consegue che, tra l’80 ed il 90% dei produttori non registra profitto».
Allora, perchè non disinvestono?«Perchè così controllano risorse reali e contano all’interno della società. Questo è il nuovo modello».
Professore, possiamo finire come la Grecia?«No. Finchè non si riduce drasticamente l’offerta. La domanda effettiva si riduce per la crisi; se l’offerta si riduce di più, vengono riprotetti i margini di profitto, ma inizia una deriva che ci porta verso il baratro. Tuttavia, come ho accennato, gli obiettivi degli operatori sono cambiati, non sono più tanto di profitto bensì di controllo delle risorse fisiche. Ce la faremo quando un governo capirà che gli Italiani sono all’avanguardia più di quello che appare comunemente».
L’allarmismo è tanto rispetto al rischio paventato da molti osservatori. A chi dobbiamo dar retta?«Non all’Unione Europea e al Fondo Monetario Internazionale; bisognerebbe accordarsi con la Russia o con la Cina e fare un progetto che vada dall’Africa alla Siberia; passando per il Mediterraneo e il Nord Africa. L’Italia, soprattutto meridionale, si salverebbe».
E l’Euro sopravviverà?«Stanno facendo di tutto per farlo morire: da una parte gli Stati Uniti d’America che vogliono ripristinare il Dollaro come moneta unica degli scambi internazionali, dall’altra gli Europei che sono del tutto miopi. Ma, per ora, non ci sono riusciti».
Questa intervista è stata pubblicata a marzo 2012 sulla Gazzetta del Sud. La riproponiamo su queste colonne a richiesta dei lettori del blog e per la grande attualità
Però gli esperti dicono che nel 2013 si recupererà il Pil del 2008?«Già, però nel 2013 saremo 3 milioni di residenti in più, quindi, a parità di PIL ci sarà una riduzione pro-capite del 5%. E così i consumi si ridurranno e l’indebitamento delle famiglie aumenterà in valore assoluto, quello delle imprese rispetto al fatturato, quello dello Stato rispetto al PIL».
Siamo davanti ad una crisi del Capitalismo o cosa?«Guardi, i saggi di profitto sono quasi a zero mentre i costi – proprio dove le tecnologie risultano più efficaci – si abbassano; ne consegue che, tra l’80 ed il 90% dei produttori non registra profitto».
Allora, perchè non disinvestono?«Perchè così controllano risorse reali e contano all’interno della società. Questo è il nuovo modello».
Professore, possiamo finire come la Grecia?«No. Finchè non si riduce drasticamente l’offerta. La domanda effettiva si riduce per la crisi; se l’offerta si riduce di più, vengono riprotetti i margini di profitto, ma inizia una deriva che ci porta verso il baratro. Tuttavia, come ho accennato, gli obiettivi degli operatori sono cambiati, non sono più tanto di profitto bensì di controllo delle risorse fisiche. Ce la faremo quando un governo capirà che gli Italiani sono all’avanguardia più di quello che appare comunemente».
L’allarmismo è tanto rispetto al rischio paventato da molti osservatori. A chi dobbiamo dar retta?«Non all’Unione Europea e al Fondo Monetario Internazionale; bisognerebbe accordarsi con la Russia o con la Cina e fare un progetto che vada dall’Africa alla Siberia; passando per il Mediterraneo e il Nord Africa. L’Italia, soprattutto meridionale, si salverebbe».
E l’Euro sopravviverà?«Stanno facendo di tutto per farlo morire: da una parte gli Stati Uniti d’America che vogliono ripristinare il Dollaro come moneta unica degli scambi internazionali, dall’altra gli Europei che sono del tutto miopi. Ma, per ora, non ci sono riusciti».
Questa intervista è stata pubblicata a marzo 2012 sulla Gazzetta del Sud. La riproponiamo su queste colonne a richiesta dei lettori del blog e per la grande attualità
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