Vi siete mai chiesti quanti soldi si possono far volare oltrefrontiera con un solo clic di un computer? E vi siete mai accorti che questo "spallonaggio" telematico oltre a portare fuori dai confini nazionali ricchezze costruite in Italia toglie al Fisco somme ingentissime?

Ad accorgersi di tutto questo - con l'operazione Cian Ba 2012 - è stata la Guardia di Finanza di Firenze che l'11 luglio ha svegliato mezza Italia con  400 finanzieri che hanno eseguito centinaia di perquisizioni e sequestri di beni ordinati dal Gip presso il Tribunale di Firenze, su richiesta della Procura Distrettuale antimafia.
Le perquisizioni locali e domiciliari sono 111 in tutto, di cui 55 a Roma, 25 a Firenze, 21 a Prato, 2 ad Arezzo, 2 a Brescia, 1 a Livorno, 1 a Foggia, 1 a Verona, 1 a Mantova, 1 a Reggio Emilia e 1 a Bergamo.
Contemporaneamente, i sequestri di beni, eseguiti fino a copertura del valore di 47.567.000 euro, hanno riguardato:
52 imprese cinesi (21 a Roma, 18 a Prato, 11 a Firenze, 1 a Brescia e 1 a Livorno),
22 appartamenti e 4 immobili commerciali (14 a Prato, 8 a Roma, 3 a Bologna e 1 ad Arezzo);
103 autovetture e 183 conti correnti bancari.
Questa è cronaca che - bene o male - i giornali hanno raccontato.
Quel che non hanno raccontato è proprio l'aspetto più inquietante, vale a dire la facilità con la quale - semplicemente recandosi presso un'agenzia di money transfer compiacente e legata ad una rete di internediazione finanziaria a sua volta anello vitale del meccanismo - è possibile far sparire soldi a gogò.
Riciclaggio insomma e basta leggere cosa scrive il Gip Michele Barillaro - morto il 24 luglio di quest'anno in un incidente automobilistico in Namibia - per capire bene di cosa si tratta.
Prendiiamo un'operazione a caso. Quella compiuta da un maglificio di Carmignano (Prato) che ha fatto sparire in Cina 558.997,39 euro da riciclare in Cina. "Con il medesimo disegno criminoso - scrive il bravo e compianto Barillaro - dissimulando frazionamenti di operatività, senza comunicare i reali mittenti e con ostacolo delle attività di controllo da parte degli organi di vigilanza e di controllo competenti, attribuivano fittiziamente ad altri soggetti inconsapevoli o inesistenti la titolarità o disponibilità di denaro al fine di agevolare la commissione del delitto di riciclaggio su base associativa già contestata nella prima ordinanza di misura cautelare del 16 giugno 2010, con ciò agevolando e rafforzando tale associazione di stampo mafioso per un ammontare complessivo di 558.997, 39 euro proveniente dal reato di appropriazione indebita e dal altri reati fiscali con la circostanza aggravante dell'aver agito per contribuire alla realizzazione delle illecite finalità di guadagno dell'associazione di stampo mafioso....".
Altro esempio. Il titolare cinese di una pelletteria ha esportato (riciclato) in Cina 609.997,29 euro tra il 2007 e il 2010 ma le sue dichiarazioni dei redditi piangevano: non oltre 23 mila euro. La Guardia di finanza ha scoperto che per un solo anno aveva evaso 103mila euro di imposta. In un anno il suo volume d'affari era stato di 180mila euro ma il reddito imponibile dichiarato era stato di 18mila euro. Sempre nello stesso anno aveva riciclato in Cina 410mila euro.
LA TAPPA FINALE
Va ricordato - e riprendo il comunicato stampa della Gdf - che con questa operazione si è conclusa la terza fase delle indagini antiriciclaggio sviluppate dal Nucleo di Polizia Tributaria di Firenze nei confronti della società "Money2Money" (M2M) e delle 14 agenzie di money transfer ad essa affiliate, che risultano utilizzate dal gruppo criminale italo-cinese "Cai-Bolzonaro" come canale per la ripulitura ed il trasferimento in Cina di grosse somme di denaro accumulate illecitamente da società ed imprese cinesi operanti in Italia, nel periodo da ottobre 2006 a giugno 2010.
La prima fase delle indagini, denominata "Cian Liu" ("fiume di denaro"), condusse due anni fa, il 28 giugno, all'arresto di 24 persone ad alla chiusura delle 14 agenzie "M2M" per associazione per delinquere, riciclaggio ed altri reati aggravati dal metodo mafioso, con il coinvolgimento di 85 aziende cinesi ubicate prevalentemente in Toscana.
L'anno scorso, il 21 giugno, l'operazione "Cian Ba" ("diga sul fiume") fece luce su 2 agenzie "M2M" di Prato e Firenze che avevano effettuato 242.000 trasferimenti illeciti di denaro, inclusi quelli per conto di 318 imprese cinesi che avevano occultato e inviato all'estero 238 milioni di euro.
L'11 luglio si è concluso il troncone investigativo riguardante le altre 12 agenzie "M2M" a Firenze (2), Prato (2), Roma (4), Milano (2), Padova (1), e Napoli (1), che stanno dietro 1.514.000 rimesse di denaro frazionato in tranches da 1.999 euro ciascuna, effettuate nascondendo i reali mittenti dietro i nominativi di prestanomi consapevoli (dipendenti o familiari) o di cittadini cinesi completamente ignari o inesistenti.
Con "Cina Ba 2012" le Fiamme Gialle sono riuscite a risalire mediante indagini finanziarie ed informatiche ai flussi di riciclaggio originati da 155 altri imprenditori cinesi-reali mittenti, i quali avvalendosi di 58 "teste di legno" hanno ripulito 50 milioni di euro con la solita tecnica dello smurfing, al fine di far perdere le tracce dei capitali accumulati grazie alle vendite in nero di prodotti tessili (capi di abbigliamento e "pronto moda"), borse e pelletterie, stamperie di stoffe, bar, pasticcerie e ristoranti, import-export ecc., esercitate a Prato (41), Firenze (26), Roma (36) ed altre province (21).
I casi più rilevanti sono quelli di:
6 imprenditori cinesi che non hanno presentato nessuna dichiarazione dei redditi, a fronte di trasferimenti di denaro all'estero per 6.088.000 euro;
21 altri operatori cinesi che avevano presentato dichiarazioni dei redditi ed IVA per importi esigui, del tutto incongrui rispetto a 22.293.000 euro spediti in Cina;
19 amministratori di società di capitali che si sono appropriati di denaro sottratto alle casse aziendali per 3.808.000 euro;
14 titolari di laboratori ed aziende commerciali cinesi già denunciati più volte dalla Guardia di Finanza e dalle altre Forze di Polizia per reati di contraffazione, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, contrabbando e ricettazione, commessi negli anni degli illeciti trasferimenti verso la madrepatria di 2.591.000 euro di origine non giustificabile.
Le ricchezze reali ricostruite in capo a ciascun indagato sono basate su fonti di prova assolutamente certe, costituite dalle tracce di nominativi e numeri telefonici segnati su "ricevute di versamento" informali, su agende ed estratti conto, nonché all'interno di 92 archivi informatici (hard disk, pen drive, personal computer) sequestrati nel 2010 presso le agenzie M2M.
Tutto il materiale è stato esaminato con incroci e tecniche di computer forensi da parte di 5 team di investigatori, che hanno acquisito riscontri precisi tramite interrogatori dei gestori delle agenzie e dei loro dipendenti.
Parallelamente, i Nuclei di Polizia Tributaria di Prato e Firenze hanno sviluppato verifiche fiscali più approfondite nei confronti di 16 imprese cinesi già coinvolte nell'operazione "Cian Liu", acquisendo così le conferme probatorie di gravi reati fiscali per omesse o infedeli dichiarazioni dei redditi e Iva. In base a ciò, il Gip ha disposto il sequestro di beni di valore corrispondente alle imposte evase, pari a 12.787.000 euro.
In conclusione, tirando le fila delle tre operazioni Cian Liu, Cian Ba 2011 e Cian Ba 2012 i risultati complessivi sono così riassumibili:
4,5 miliardi di euro illecitamente trasferiti in Cina;
558 imprese cinesi che hanno accumulato e spedito all'estero proventi occulti pari a 300 milioni di euro;
24 persone arrestate;
581 persone denunciate;
14 agenzie di money transfer bloccate;
207 aziende cinesi sequestrate, unitamente a 283 beni immobili e 471 automezzi, per un valore complessivo di 152 milioni di euro
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