Intercettazioni: JPMorgan registrava i suoi sulle perdite, l’Fbi usa quei nastri
Blitz, 12 ottobre 2012 13:44 in Economia

Le telefonate registrate, in parte pratica di routine nelle procedure interne di JPMorgan, suggeriscono una doppia finalità del gruppo in questione: addomesticare i dati garantendo un voto più favorevole a scommesse azionarie pericolanti e nascondere anche ai vertici di New York la realtà delle perdite, sperando in tardive resurrezioni di titoli e derivati ampiamente smentite dal responso dei mercati. A maggio, all’epoca della scoperta delle perdite la cifra che circolava e che imbarazzava il ceo Dimon, era di 2 miliardi di dollari: sarebbe lievitata a 6 miliardi. L’inchiesta non sarà facile, nonostante l’abbondante messe di testimonianze dirette. Dimostrare in un’aula la volontà certa di frodare i clienti è complicatissimo, specie rappresentare i contenuti della frode a una giuria. Parliamo di una materia ostica per definizione, dove per esempio è difficilissimo stabilire se le dichiarazioni di un trader siano ascrivibili all’ambito della previsione, anche errata, o della menzogna deliberata. Resta il fatto che l’uso delle intercettazioni interne rappresenta una estensione del ben noto principio che “ogni cosa che dichiari può essere usata contro di te”.
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